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Sceneggiati RAI

Gamma

Uno sceneggiato in quattro puntate,diretto nel 1975 da Salvatore Nocita,da ricordare regista in “Dimenticare Lisa” e “Ligabue”,con Giulio Brogi già interprete dell”Eneide” e de “Il Giovane Garibaldi”,con Laura Belli vista nel bellissimo “Lungo il Fiume e sull’Acqua”,la serie gialla di Dario Argento per la RAI “La Porta sul Buio” e in “Ho Incontrato un’Ombra” e con una colonna sonora di successo all’epoca composta dal maestro Enrico Simonetti.Sceneggiato molto avveniristico e affascinante,un mix incalzante di fantascienza e realtà capace di mescolare intelligentemente utopie prossime con le conquiste del presente;descrive un mondo di calcolatori decisionali e di visualizzatori di ricordi rendendo possibile ciò che oggi è ancora ipotesi,toccando argomenti forti e aprendo molti interrogativi.Gamma è la lettera greca che il calcolatore sceglie per il cervello da trapiantare allo sfortunato pilota automobilistico Jean,vittima di un incidente in pista;tutto questo si intreccia con l’esecuzione capitale di Daniel,eseguita in precedenza,condannato per un omicidio la cui sorella Nicole è moglie di Jean;al risveglio dopo il trapianto egli non ricorda nulla,ha inizio la riabilitazione,ma il suo comportamento è strano,Jean non è più lo stesso,si interessa alla fidanzata di Daniel,Marianne e arriva a ucciderla apparentemente senza un reale motivo.Dichiaratosi colpevole fin da subito la vicenda sembra finita,ma dietro si scopre una storia di vendetta e rancore in quanto Daniel,il condannato a morte,aveva commesso l’omicidio sotto l’influenza della droga procuratagli dalla fidanzata Marianne;da qui l’origine della rabbia della madre e la volontà di vendicare il figlio,agendo sul processo di ricostruzione dei ricordi facente parte del programma riabilitativo del trapiantato marito della figlia.Veramente bello questo sceneggiato,soprattutto perché ancora attuale nei giorni nostri,in quanto il trapianto del cervello è ancora tabù,proprio perché lì c’è la nostra vita,i nostri ricordi,quello che siamo e che siamo stati e non sapremo mai come potremmo uscire da un operazione simile,quanto vulnerabili potremmo diventare.Una vicenda appassionante da rivivere e rivedere ancora oggi,il tempo per questa storia sembra non essere passato riuscendo a catapultare lo spettatore,con un incredibile salto,direttamente nel futuro. (7/4/2014)

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Solo una domanda:come sarà lui,dopo?…

A come Andromeda

Nel lontano 1972,tratto da un romanzo di Fred Hoyle e John Elliot,la RAI trasmetteva uno dei suoi più famosi sceneggiati,capace di incollare al canale nazionale di allora la quasi totalità degli spettatori dell’epoca e che verrà ricordato negli anni come uno dei più affascinanti.A come Andromeda diretto da Vittorio Cottafavi,ricordiamolo regista di “Vita di Dante” e “I Racconti di Padre Brown”,si svolge in un ipotetico futuro dove il più potente radiotelescopio del mondo,appena inaugurato,capta segnali da altri mondi che portano alla costruzione di un supercalcolatore;ma l’interesse di tutti  per questa scoperta è enorme e si fronteggiano sia lo staff degli scienziati addetti alla codifica dei messaggi sia il relativo controspionaggio inglese oltre a una misteriosa organizzazione Intel,si proprio come la famosa azienda americana che però allora non esisteva,definita come malvagia nella parte del cattivo di turno;da questo supercalcolatore si crea un essere vivente donna,chiamata appunto Andromeda dalla costellazione omonima,un androide e intelligente essere alieno dagli enormi poteri che saltano subito agli occhi a chi vorrebbe sfruttarli per fini e scopi soprattutto militari.Alla fine,come logica suggerisce,gli eventi diventati ingestibili,portano inevitabilmente alla distruzione del supercalcolatore e alla fine della protagonista.Con un cast di prim’ordine,Luigi Vannucchi,Paola Pitagora e una straordinaria Nicoletta Rizzi nella parte di Andromeda,era stata contattata per questo la cantante Patty Pravo in effetti molto somigliante con la protagonista, la storia riflette sulla impossibilità per noi umani di gestire vite e realtà lontane da noi,a causa soprattutto del nostro egoismo e della nostra incapacità di rendere  disponibile,per il bene dell’umanità,una ricchezza,un dono venuto dall’alto,pensiamo a quanto utile poteva essere Andromeda per il mondo intero e questo porta logicamente senza alcuna speranza del contrario all’autodistruzione;resta da chiedersi,se un domani dovesse veramente accadere qualcosa di simile,se l’umanità sarà matura per gestire un simile evento ma qualcosa mi dice che probabilmente tutto finirebbe come lo sceneggiato,in quanto il mondo poco è cambiato in quel senso da allora. (21/4/2014)

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Questa storia si svolge in Inghilterra l’anno prossimo.

ESP

Era il giugno 1973 quando la RAI,nel programma nazionale,trasmetteva con l’abile regia di Daniele D’Anza,ricordiamo di lui la regia di “Melissa” “Giocando a Golf una Mattina” “Il Segno del Comando”,questo sceneggiato in quattro puntate ispirato al veggente Gerard Croiset nato nel 1909 a Laren in Olanda;costui,probabilmente un predestinato,inizia già da piccolo ad avere visioni,a otto anni scivola in un canale,si salverà a stento e probabilmente questo sarà l’episodio che svilupperà in lui una particolare sensibilità nel ricercare bambini scomparsi o caduti nei pressi di corsi d’acqua;ma sarà solo intorno a trentanni che avrà fama internazionale,quando per volere di un esperto professore,si sottoporrà a numerosi test che eleggeranno Croiset,il sensitivo,il telepatico per eccellenza,esprimendo la maggior parte dei fenomeni inclusi nella sigla internazionale ESP Extra Sensorial Perceptions.Nel corso della sua vita riuscirà a far luce su un numero enorme di casi,soprattutto relativi a persone scomparse e in tutto il mondo si parlerà di lui come una persona dai grandi poteri di chiaroveggenza;il grande Paolo Stoppa ne riprende la figura,in questo omaggio alla sua storia,regalando una recitazione bellissima,mai fuori dalle righe,rispecchiando il carattere tranquillo bonario e a volte incredulo verso se stesso del personaggio stesso Croiset.Un ottimo sceneggiato dunque,riguardante un genere negli anni mai superato e sempre affascinante,tanto che ogni anno sono molti i film che ne riprendono in qualche modo l’argomento,uno dei più belli “Hereafter” diretto da Clint Eastwood nel 2010. (23/6/2014)

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Non lo so nemmeno io come funziona:mi fanno delle domande,io rispondo e spesso ci azzecco.

Lungo il Fiume e sull’Acqua

Risale al gennaio 1973 la programmazione di questo sceneggiato,in cinque puntate,tratto da una delle innumerevoli opere dello scrittore inglese Francis Durbridge,forse uno dei più belli,adattato splendidamente da Biagio Proietti per la RAI e diretto dal regista in origine teatrale,poi successivamente passato alla fiction, Alberto Negrin e ricordiamo di lui “Il Segreto del Sahara”,”Il Sequestro dell’Achille Lauro”,”Perlasca” e per il cinema il bel giallo del 1978 “Enigma Rosso”,in maniera egregia attenta ed essenziale.Come spesso accade nei gialli di Durbridge l’ambientazione rimane l’Inghilterra e questo andava a nozze con la tendenza chic dell’epoca cioè ambientare le vicende  all’estero e  qui più precisamente ci troviamo  nella periferia di Londra,lungo il Tamigi,dove all’interno di una casa-battello,viene ritrovato ucciso uno scienziato italiano;nella tranquilla piccola cittadina di Hampton i sospetti cadono su diverse figure,anche se il professore universitario Henderson,un ottimo Sergio Fantoni,è l’indiziato numero uno per una cruciale testimonianza contro di lui e per la sua reticenza a rispondere con precisione alle domande della polizia visto che le sue bugie piano piano vengono tutte a galla;incaricato del caso l’ispettore Ford,un immenso Giampiero Albertini,uno che fa la voce grossa ma che poi alla fine  è un  gran bonaccione,sopporta con molta pazienza le innumerevoli falsità del professore,visto anche che è l’insegnante del figlio Roger,un giovanissimo Daniele Formica,che gli è molto affezionato.Ma non tutto è come sembra e con il passare dei giorni e delle puntate tutto viene alla luce,nel contesto di una trama difficile anche da memorizzare,una delle più complicate di Durbridge e i colpi di scena non mancano,fino agli ultimi minuti quando gli intrighi internazionali,perché è di questo che si tratta,si chiariscono rimanendo tutti a bocca aperta perché in sostanza tutti erano della partita cioè una scoperta scientifica con i relativi brevetti con i suoi conseguenti spionaggi industriali,compreso il cognato dell’ispettore Bob,un bravissimo Renato de Carmine,per arrivare alla confessione del vero colpevole che trova le sue radici nell’insoddisfazione della propria carriera,quindi nella volontà di essere finalmente un uomo importante,uscendo dalla mediocrità della sua esistenza,tradendo ripetutamente i suoi amici e colleghi.Un ottimo sceneggiato,davvero capace di incollare allo schermo oltre venti milioni di telespettatori che oltre ai citati attori deve la sua bellezza anche alle interpreti femminili,Laura Belli,Nicoletta Machiavelli,Elena Cotta con alla fine della vicenda anche l’eterea Nicoletta Rizzi già “Andromeda”,che completano alla grande il cast;nota speciale per la sigla,la famosissima “Vincent” di Don McLean dall’album “American Pie” del 1971,dedicata all’opera di Van Gogh “Notte Stellata” poetica,suggestiva e ammaliante regina della Hit Parade italiana di quel periodo. (8/9/2014)

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Qui la gente non muore,viene uccisa…

Coralba

Rossano Brazzi,scomparso nel 1994,è stato uno degli attori più popolari in Italia negli anni 50/60,varcando anche le porte del cinema americano,interpretando nel corso della sua vita un centinaio di film nel proprio paese e all’estero;nel 1966 ottiene un enorme successo con questo sceneggiato “Melissa”,un adattamento televisivo di un romanzo giallo di Francis Durbridge,sotto la regia di Daniele D’Anza.La formula viene in parte ripetuta nel 1970 con lo sceneggiato “Coralba”che però,a differenza dell’altro,deriva da un soggetto scritto dall’italiano Biagio Proietti che ne cura anche la sceneggiatura in collaborazione con lo stesso D’Anza,ovviamente regista;stessa natura del titolo,un nome femminile,ma questa volta con un piccolo ingegnoso trucco e cioè che Coralba non è il nome di una donna ma di un farmaco che resta alla base di tutta la vicenda;tutto parte dal dott. Danon/Brazzi che in Italia incappa in un infortunio professionale,la morte di un bambino causata sembra dallo stesso medicinale;non c’è la colpa diretta ma ovviamente Danon deve cambiare aria,espatriare,provare a rifarsi una carriera all’estero e sceglie Amburgo,si risposa con una giovane donna,entra in una società farmaceutica e con la collaborazione di un socio avvocato e di un bravo dottore di laboratorio riesce a risollevarsi,ad aumentare via via le quote nella società stessa con i soldi guadagnati proprio grazie al farmaco Coralba diventato nel frattempo un prodotto di successo.Storia a lieto fine e quadro idilliaco se non fosse per una serie di ricatti a cui va incontro purtroppo riguardanti la vecchia questione italiana e da qui si sviluppa la vicenda fatta di tradimenti,omicidi,rivelazioni familiari scioccanti e così via fino ad arrivare alla soluzione finale logicamente un vero e proprio colpo di scena che arriva dopo cinque avvincenti puntate;oltre al danno anche la beffa,perché al povero Danon il ricatto proviene direttamente dal suo interno,viene inoltre accusato della morte della moglie nel frattempo uccisa e viene a sapere alla fine che l’obiettivo di chi gli vuole male è quello di eliminarlo dalla società facendo ricadere tutte le colpe della vicenda e dei fatti di sangue su di lui compresa la morte della moglie.Bello,molto bello questo sceneggiato,uno dei migliori di casa Rai che vede oltre Rossano Brazzi un Glauco Mauri perfetto nella parte del commissario buono e umano in contrapposizione con il suo collega tedesco molto freddo nel trattare gli eventi e più legato alle prove;completa il cast la giovane e bella Mita Medici e Venantino Venantini nella parte dello spietato dottor Bauer,principale artefice della vicenda,assieme all’avvocato socio che si inserisce in un secondo tempo con gli stessi propositi malvagi.Grande importanza come sempre in questi sceneggiati la sigla di chiusura e questa volta tocca a Frank Sinatra che con la sua “Goin Out of my Head”,sconosciuta allora in Italia,scala inevitabilmente la nostra classifica. (17/2/2015)

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Comprendo che fa parte del meccanismo,lei mi accusa e io mi difendo.

Giocando a Golf una Mattina

Un affascinante bianco e nero raffigurante Londra,con le sue guardie,le sue belle ragazze in minigonna,siamo in epoca fine sessanta,poi i titoli iniziali e la voce,usata in questo caso,per introdurre lo sceneggiato e per ricordare che il soggetto  in questione proviene da un’opera di Francis Durbridge;così inizia “Giocando a Golf una Mattina” un bellissimo sceneggiato in sei puntate,trasmesso dal programma nazionale della RAI dal settembre all’ottobre del 1969,diretto da colui che diventerà a breve uno specialista del genere cioè Daniele D’anza che iniziò nel 1963 con “Paura per Janet” proseguendo poi con il successo di “Melissa” del 1966 sempre e comunque opere di Durbridge inesauribile penna inglese che la RAI adoperò per molti altri anni a venire.Venendo alla storia la coppia di attori principali è davvero speciale con un Luigi Vannucchi bravissimo nella parte di un ispettore di polizia trasferito a Londra dove vive suo fratello un famoso giocatore di tennis e golf a livello mondiale e un ottimo Aroldo Tieri anche lui ispettore amico di Vannucchi nella storia e principale interprete del suo trasferimento;il nuovo poliziotto non fa in tempo neanche a prendere servizio che suo fratello viene rinvenuto morto su un campo di golf,dove stava allenandosi,apparentemente una stupida disgrazia ma che non convince Vannucchi  il quale dovrà faticare non poco per convincere il suo capo,una presenza invece davvero indisponente e viscida,che si tratta invece di omicidio e anche il suo collega dopo un primo tentennamento si convince anche lui dell’ipotesi estrema;da qui si dipana una vicenda piuttosto complicata,in perfetto stile Durbridge,che vedrà altre uccisioni a catena via via che si scava ulteriormente nella questione fino ad arrivare al misterioso,quanto mai difficile da individuare,capo di una ipotetica organizzazione criminale internazionale intenta a carpire con ogni mezzo importanti segreti militari.Il povero campione di golf resta così coinvolto nella storia,in qualità di persona nota e insospettabile,assoldato per denaro e poi eliminato quando aveva deciso di uscire di scena avendo capito il sottobanco;tra microfilm nascosti,strane telefonate,lettere misteriose e naturalmente omicidi a raffica,si sviluppano le avvincenti e appassionanti puntate,condite anche dalla presenza di belle donne,spiccano su tutte Marina Berti e Luisella Boni,già moglie del regista D’Anza,che danno un ulteriore tocco di fascino all’intera vicenda che rimane una delle più belle di Durbridge,insieme a “Lungo il Fiume e sull’Acqua” del 1973.Leggermente sottotono la sigla finale,spesso hit di classifica ma non in questo caso,con “L’Impermeabile Bianco” cantata da Paola Orlandi dedicata a Vannucchi che veste spesso nello sceneggiato questo capo di abbigliamento. (4/6/2015)

Golf

Quale incidente?Non ci credo,non ci ho mai creduto e non ci crederò mai!

Un certo Harry Brent

Francis Durbridge,autore londinese,scrittore e sceneggiatore,iniziò a lavorare per la radio nel lontano 1933,quando propose alcuni suoi lavori alla BBC ma fu negli anni 60/70 che scrisse molte sceneggiature destinate a diventare episodi TV molto famosi  oltre che in Inghilterra anche nel resto d’Europa soprattutto in Germania;molti di questi si trasformarono in romanzi tradotti in molte lingue e fu allora che la RAI acquistò dalla stessa BBC alcuni suoi soggetti,destinati a diventare sceneggiati,affidandone l’adattamento prima a Daniele D’Anza poi a Silverio Blasi e soprattutto a Biagio Proietti per un totale di dieci opere andate in onda tra il 1963 e il 1980.Si inserisce a metà strada,era il novembre 1970,questo capolavoro di Durbridge,uno dei più belli per me,assieme a “Giocando a Golf una Mattina” e “Lungo il Fiume e sull’Acqua”,improntato quasi esclusivamente sulla figura di un popolare personaggio di successo di allora che era il grandissimo Alberto Lupo;su di lui ruota l’intera vicenda che si svolge per lo più in una località inglese del Kent chiamata Sevenoaks più alcuni esterni girati a Londra ed è lui l’Harry Brent del titolo,in apparenza un titolare di un’agenzia di viaggi della capitale inglese fidanzato con una impiegata di una fabbrica del paese sopra citato;ma non tutto è quel che sembra e i colpi di scena si susseguono,a partire dall’omicidio apparentemente inspiegabile  del proprietario della fabbrica,fino al personaggio Harry Brent che a un certo punto si sdoppia in due figure ben distinte creando incredulità e stupore;spesso nelle opere di Durbridge sono presenti spie e organizzazioni misteriose che si contrappongono allo stato e  ai suoi capi militari per venire in possesso di segreti o microfilm o di invenzioni  o scoperte che potrebbero cambiare il corso della storia e del mondo e anche qui tutto viene rispettato tra identità segrete,omicidi,avvelenamenti oltre donne fatali e relazioni extraconiugali al limite del proibito per quell’epoca;alla fine il misterioso “Mister X” viene catturato ma,credetemi,per tutte le puntate lo abbiamo sottocchio ma nulla fa mai pensare che un essere così normale e insignificante,per di più anche cornuto,sia a capo di una grande società segreta ed è qui il grande valore dell’autore inglese capace di confezionare storie complicate,piene zeppe di personaggi,a volte illogiche,ma molto molto efficaci e capaci di ottimi colpi di scena;originale l’impostazione della presentazione delle puntate con l’appello non tanto degli interpreti originali ma dei loro personaggi e veramente da brivido le minigonne delle bellezze presenti tra le quali Stefanella Giovannini,Claudia Giannotti e Valeria Fabrizi come bellissima fu la scelta della sigla musicale quella “Roots of Oak” di Donovan,dall’album “Open Road” datato 1970,che con la sua atmosfera ci fa entrare a gamba tesa nell’originale e affascinante vicenda. (3/11/2015)

Un certo Harry Brent

Stanno chiudendo la bocca a tutti.

Dov’è Anna

Sarebbe un caso adatto alla trasmissione RAI “Chi l’ha visto?” il soggetto di questo bellissimo sceneggiato in sette puntate trasmesso nel lontano 1976 e che ha tenuto col fiato sospeso buona parte dell’Italia dell’epoca con i suoi milioni e milioni di telespettatori interessati alla vicenda di questa modesta impiegata Anna,una convincente Teresa Ricci,sposata da tre anni con Carlo,venditore di libri,un ottimo Mariano Rigillo,che una giornata di dicembre scompare nel nulla dopo un’uscita anticipata dal lavoro;scattano immediatamente le ricerche ma non portano praticamente a nulla di concreto,motivo per il quale,dopo alcuni mesi,il commissario Bramante,un eterno Pier Paolo Capponi,è costretto ad archiviare il caso come non risolto.Ma il marito,che verrà in seguito anche accusato dell’omicidio della moglie a causa di una falsa lettera anonima,non demorde continua a cercarla insistentemente aiutato da Paola,collega di lavoro della stessa,una bellissima e affascinante Scilla Gabel,già moglie del regista dello sceneggiato Piero Schivazappa ottimo regista televisivo e cinematografico,solo per il fatto che via via che la vicenda si sviluppa non è poi così importante per lui sapere che fine abbia fatto la moglie ma chi lei era veramente,con il grosso timore di non aver capito tante cose di lei,con il suo nascosto desiderio di adottare un bimbo non potendone avere oltre al fatto di averlo sposato forse non veramente innamorata e con il suo eterno ricordo del primo amore Guido ed è qui la chiave della storia,il dubbio per lui è aver vissuto per anni con una persona non avendola veramente capita;tra ricatti,tradimenti,omicidi,scambi di persona,istituti per orfani dalle finalità molto dubbie,complotti,truffe,polizze assicurative milionarie si sviluppa la vicenda,tratta da un solido soggetto di Diana Crispo e Biagio Proietti già autore tra gli altri del famoso “Coralba”,che appassiona davvero tantissimo e che mai fino all’ultima puntata riesce a far capire cosa sia veramente successo ad Anna.La verità alla fine sarà molto più semplice in quanto né assassina,né traditrice,né fuggitiva,ma semplice vittima di un meschino complotto tra due coniugi e questo è un magico esempio del fatto che anche in Italia si poteva scrivere ottime storie contro la tendenza di allora che preferiva gli scrittori esteri come Durbridge ad esempio.Girato prevalentemente a Roma,la storia spazia anche fino a Firenze,Arezzo e Madrid dove si svolge prevalentemente la puntata finale con un colpo di scena inaspettato che emoziona ancora oggi;l’ultima nota a favore un ottima colonna sonora,tipica degli sceneggiati Rai,composta dal grande compositore Stelvio Cipriani che rimarrà a lungo nella nostra Hit Parade di quel periodo e che ci accompagna per tutte le puntate,una musica molto nostalgica,come vuole il tema della misteriosa e complicata vicenda. (25/4/2016)

Dov'è Anna

Non posso continuare a vivere senza sapere quello che è successo.

Dimenticare Lisa

Era il 1963 quando la RAI mandava in onda sul secondo canale “La Sciarpa” il primo giallo tratto dalle opere dello scrittore inglese Francis Durbridge e da allora inizierà un sodalizio che durerà fino alla fine degli anni settanta con “Traffico d’Armi nel Golfo” del 1977 e “Poco a Poco” del 1980.Nel mezzo di tutto questo periodo ci sono i grandissimi sceneggiati di successo tratti dalle sue opere basti pensare a “Giocando a Golf una Mattina”,”Lungo il Fiume e sull’Acqua”,”Un Certo Harry Brent” visionati già in questa pagina oltre a “Melissa” e “Come un Uragano” questi ultimi ancora da rivedere e recensire.Siamo nel 1976 l’ultimo periodo dello scrittore inglese per la RAI e questo “Dimenticare Lisa” in tre puntate,affidato alla regia di Salvatore Nocita che l’anno successivo firmerà “Ligabue”,affronta una squallida storia di ricatti che si svolge prevalentemente a Napoli e dintorni con riferimenti alla Germania e all’America.L’antiquario inglese Peter Goodrich,un inossidabile Ugo Pagliai,non rimane insensibile al fascino di una donna americana,tale Lisa Carter incontrata in aereo e poi in città in vacanza nel napoletano per far visita a un amico di famiglia ma soprattutto per dimenticare la recente morte del marito avvenuta nel trasferimento navale dall’America all’Italia in circostanze misteriose;l’antiquario se ne innamora e dedica tutte le sue energie per cercare di rivederla visto che a un certo punto come per incanto sparisce;con l’aiuto di suo fratello,un famoso musicista del luogo,si catapulterà in una vicenda più grande di lui fatta di ambigui e misteriosi servizi segreti,fotografi e giornalisti disposti a tutto,oltre a bambole di pezza che preannunciano morti imminenti e alla fine scoprirà che tutto ruota attorno a dei documenti scottanti trafugati dal marito dell’americana al governo americano proprio per ricattare i diretti interessati.Napoli è proprio il posto dove gli attori dell’intrigo devono incontrarsi per scambiarsi i documenti e il denaro pattuito ma due di loro muoiono anticipatamente,uno di loro è il marito della Carter quindi scoprire il terzo personaggio,tale George Delta un nome in codice,sarà lo scopo sia dei servizi segreti americani sia della polizia locale visto che nel frattempo gli omicidi si sprecano fino al consueto colpo di scena finale che questa volta è un po’ meno colpo del solito in quanto la verità era forse già nota a tanti ma chiudere la bocca a quelli che sapevano e che sono venuti a contatto con i documenti,quindi potenziali futuri ricattatori,diventa l’obiettivo finale,con la scusa dell’interesse nazionale e governativo che prevale come sempre su tutto.Sceneggiato da riscoprire e davvero bello,ben recitato,con la partecipazione di una bella Marilù Tolo nella parte della misteriosa Lisa e Sergio Rossi perfetto nella parte del colonnello americano dei Servizi oltre a Carlo Enrici,il fratello musicista,che mantiene la giusta dose di ambiguità per tutta la durata dello sceneggiato;le musiche composte e curate da Pino Calvi sono belle ma nulla di eccezionale ma è la sigla finale invece da ricordare,la bellissima e struggente “I Only Have Eyes for You”,cantata dalla voce eterna e inconfondibile di Art Garfunkel. (16/8/2016)

Dimenticare Lisa

Questa è solo una squallida storia di ricattatori che si sono eliminati tra loro…

Come un Uragano

Il genovese Alberto Zoboli,in arte Alberto Lupo,un grande della televisione ma anche del teatro dalla voce inconfondibile ci deliziò nel 1970 con lo sceneggiato “Un certo Harry Brent” tratto,tanto per cambiare,dalla penna dell’inglese Francis Durbridge e visto il grande successo la RAI decise di riprovarci nel 1971 questa volta però imponendo a Lupo una veste abbastanza diversa dalla precedente cioè la parte di un ispettore di polizia di Scotland Yard inviato a Allenbury,una piccola cittadina immaginaria nei pressi di Londra,per indagare su un presunto giro di scommesse illecite aventi come riferimento il nuovo ippodromo di proprietà di un potente personaggio del luogo.Così inizia “Come Un Uragano” opera in cinque puntate dirette dall’ottimo Silverio Blasi tutte davvero da rivedere sicuri che le trame di Durbridge non possono che affascinare e tenere incollati allo schermo,così piene di personaggi,nella loro varietà tutti un po’ colpevoli sullo stile dello scrittore che non assolve nessuno da macchie o responsabilità;il titolo prende spunto da una frase d’amore che uno dei personaggi dedica a una donna che sarà alla fine determinante per arrivare a capo della vicenda cioè smascherare il capo dell’organizzazione che muove il giro delle scommesse,non solo in quel luogo,ma con le sue ramificazioni in tutto il mondo;insomma c’è tutto ciò che serve per intrigare lo spettatore,belle donne,tradimenti,omicidi,importanti segreti,al seguito di attori come Corrado Pani,Renzo Montagnani,qui in versione seriosa,Cesare Barbetti e Renato de Carmine;tra le interpreti femminili spicca una giovane Delia Boccardo che dopo la sua carriera ritroveremo in una parte fondamentale alla fine degli anni novanta nella serie TV per la RAI “Incantesimo” e Adriana Asti oltre a una sempreverde all’epoca Mariolina Bovo.Le musiche,affascinanti quanto basta,sono del maestro Bruno Nicolai già collaboratore storico di Ennio Morricone,mentre la sigla finale questa volta non è nulla di eccezionale si basa sulla vicenda amorosa di questa donna al centro di tutta la vicenda di nome Diana ed è cantata da un semi-sconosciuto David King. (25/4/2017)

A Diana,che è entrata nella mia vita come un uragano.