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Passaggi negli anni

La cultura dello scontro

Inutile dire che comunque ci si muova,a piedi o in auto,ogni momento è buono per litigare;il motivo può essere una fila,un passo carrabile,una precedenza dubbia o non data,ma il risultato è lo stesso,ci si manda a quel paese,in alcuni casi purtroppo si va oltre,si arriva ad avvicinarsi all’altro cercando lo scontro,il contatto fisico,le mani addosso,chissà per quale scopo finale;che sia l’imporre la propria idea o la propria forza o un eventuale risarcimento da chiedere,poco importa,è il comportamento che conta,inutile e sciocco e oggi più che mai anche molto pericoloso;non sai chi ti può capitare davanti e quando succede la tragedia,creata o subita,non c’è giustificazione che puoi trovare,per te stesso,per la tua famiglia,per i tuoi figli sempre se riesci a rivederli perché la cronaca ci insegna che l’evento,in alcuni casi,nato da motivi spesso futili,è definitivo.Impariamo dunque ad accettarsi l’un l’altro,a comportarsi al meglio,a fare un passo indietro,chiedendo anche scusa se ci troviamo in torto,sarebbe importante riconoscerlo,non ci sono purtroppo altre facili soluzioni per comportamenti che nonostante il nervosismo e la crisi dei nostri tempi,non trovano alcuna giustificazione. (25/02/2014)

Figli di troika

Ebbene si devo ammetterlo,pure io sono un figlio di troika,ma non c’entra mia mamma,fortunatamente;sono una persona che ha creduto e crede nell’Europa,nell’unione tra stati fin dall’inizio,quando negli anni 90 si iniziava a parlarne con un certo scetticismo.Il passaggio nel 2001 alla moneta unica è stato un momento importante,molti pensavano definitivo,tutto sembrava definito,ma io avevo paura che ancora tanto rimanesse da fare ed ecco allora la grande crisi,iniziata non certo in Europa ma che da noi è esplosa con una violenza tale da pagarne ancora oggi le conseguenze;a chi possiamo dare la colpa se non a noi stessi che ci siamo fatti trovare impreparati agli eventi,con alcuni paesi vissuti per troppi anni al di sopra delle proprie possibilità e che sono crollati di fronte a un debito abissale accumulato nel tempo e giudicato non rimborsabile dal resto del mondo;l’euro doveva disgregarsi sotto i colpi degli speculatori,ma rimaneva ben al di sopra della parità col dollaro e io già lì sorridevo perché non è così che funziona,avrebbe dovuto essere abbandonato da tutti;poi super Mario,ma non Balotelli per carità,senza spendere un euro ha decretato la fine della speculazione con una frase epica,l’euro non finirà è irreversibile o qualcosa di simile;mi sembrava la scena finale del film di Alberto de Martino,L’Anticristo del 1974,dove alla fine il prete affermava con forza,l’anticristo non nascerà,e subito dopo sarebbe finito tutto.Allora dunque si arriva a capire che uno dei grossi problemi è la BCE,nata zoppa e non in linea con i poteri delle altre banche centrali,che in momenti di crisi hanno la facoltà di generare moneta;in sostanza oggi ci ritroviamo in mezzo a un fiume,insidioso e pericoloso,con l’acqua fino alle palle ma non possiamo tornare indietro,vediamo la riva opposta e ci manca la volontà di fare gli ultimi metri.Forse ai tedeschi,popolo da sempre di mentalità militare,va bene così ma non si ricordano che in passato sono stati definiti proprio loro i malati d’Europa,consiglio loro di non fare la voce troppo grossa;sono sicuro che al completamento di tutto quello che manca,un unione bancaria,una banca centrale adeguata,un titolo comune di debito europeo,un rientro dai debiti credibile,tutti noi avremo grandi benefici,ripartiremo alla grande,le banche torneranno a fare il proprio lavoro e dopo questa fase sarà un orgoglio essere chiamati figli di troika. (3/3/2014)

L’Oscar della bellezza

Bastano pochi minuti per capire che siamo di fronte a qualcosa di grande,qualcosa che lascerà il segno;una città unica al mondo,una serie di personaggi in fuga dalla realtà,momenti di vita falsi e inesistenti;si inserisce in tutto questo il protagonista,Jep,con la sua logica,la sua critica,la sua ricerca del senso della vita che,dopo un primo romanzo di successo e poi più niente,ha perso per strada e non ha più trovato.Ma Jep non si è smarrito come gli altri,è rimasto coi piedi per terra;single,disinteressato al sesso,elemento trainante del suo mondo,è un grande osservatore della grande illusione che lo circonda e in cui lui più non si riconosce;consapevole di tutto quello che gli accade,compie un percorso che lo porterà a ricercare,nel passato della sua gioventù,la forza per sbloccarsi,ripartire e trovare gli stimoli giusti per scrivere ancora,in un mondo che tende a distruggere più che a costruire e a relegare tutti a ruolo di semplici comparse.La spogliarellista,la santa,il suo impresario,sono tasselli che permettono a Jep di ricostruire il puzzle della propria vita e a reagire a tutto questo squallore che lascia ben poche speranze.Resta un gran bello spettacolo “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino,meritatamente premiato dall’Academy con l’Oscar,un opera unica,anche se rappresentazione di un mondo distante da noi anni luce,come una quasi fantascienza,dove non ci viene dato mai la possibilità di interagire,di partecipare allo spettacolo come avvenne invece anni fa nella “Dolce Vita” di Fellini,ma evidentemente i tempi sono davvero cambiati e forse decisamente peggiorati.Il riscatto,per noi comuni mortali,alla fine del film,salendo a bordo di quella barca che nei titoli di coda non si ferma mai,continua a passare sotto ai ponti,le tappe della nostra esistenza-,alla ricerca di quella bellezza che tanti di noi nella propria vita devono ancora trovare. (11/3/2014)

Tacchi under 18

Sono piene da giorni le pagine dei giornali per la scoperta di un giro di ragazze minorenni che a Roma avevano scelto di concedersi in piena libertà a destra e a manca;siamo tutti d’accordo che colui o coloro che le hanno indirizzate al mestiere e quindi in sostanza protette e incassato parte dei guadagni debba essere punito in maniera esemplare e che di conseguenza anche coloro che ne hanno approfittato,si parla di mille contatti telefonici forse tanti non andati a buon fine,forse non sempre capendo quale età avevano di fronte,debbano subire le conseguenze della legge che in questi casi non perdona,parliamo comunque sempre di minori;ma purtroppo,come spesso accade in questi casi,poco si è parlato di queste ragazze che comunque sono grandi abbastanza per capire quello che fanno,intelligenti quanto basta per rendersi conto del rischio a cui andavano incontro nel trovarsi in intimità vicino a figure grandi e sconosciute,però anche furbe il necessario per arrivare facilmente al dio denaro,quello che permette i bei vestiti,i telefonini ultima generazione e scarpe di moda.Ridurre tutto a una tirata di orecchi,come se avessero rubato un rossetto al supermercato mi sembra oltre che stupido anche molto inutile;se le famiglie non ci pensano e non se ne occupano,sono le istituzioni che devono intervenire con condanne e/o punizioni esemplari,tali da creare degli esempi  per quelle che verranno;lavori utili,percorsi di recupero e cure adeguate perché alla fine della fiera se una ragazza di quindici o sedici anni decide,non costretta da nessuno,di farsi tre o quattro clienti al giorno,manifesta certamente qualcosa che non va e questo rimane pur sempre un comportamento da correggere soprattutto per altre che possono decidere di emulare quelle gesta,ma che devono aver ben presente quello a cui vanno incontro compreso anche la parziale perdita della propria libertà.In sostanza,e per finire,non solo vittime ma anche in parte carnefici,in un mondo dove tutto è permesso che difende in maniera eccessiva tali comportamenti,quasi scusandoli;una ramanzina e via non basta, sapendo benissimo che solo con la paura delle conseguenze,pur non essendo bello,si alza un argine che vale veramente qualcosa. (23/3/2014)

Illusioni nazionali

Alla radio qualche giorno fa una voce disse:sono le illusioni nazionali il vero male dell’Europa e credo che frase migliore non si potesse esprimere.Pensare di fare da soli,di avere la propria sovranità monetaria e politica,oggi non ha più senso in generale e soprattutto non ha molto senso per noi Italia che fino dalla fine degli anni settanta siamo stati accreditati come il paese del bengodi,dalla futura Europa(vedi vignetta Fremura del ’77 presente sulla pagina “Sorrisi negli anni”),dove allora la CEE ci rimproverava di non fare fino in fondo il nostro dovere.Con le nuove sfide globali,essere fuori dall’euro e senza la protezione europea,per paesi come il nostro non ci sarebbe scampo in quanto abbiamo ahimè troppo debito accumulato e qualcuno lo deve pur comprare se vogliamo mantenere una parte di status quo;lo comprano oggi in tanti ma solo perché siamo all’interno di una realtà comunitaria,mentre ci darebbero,secondo me,zero fiducia se fossimo da soli;ma anche se il debito fosse azzerato come per magia,la convenienza futura è quella di unificare gli sforzi e le spese,in nome di una realtà,purtroppo a oggi ancora incompiuta,in cui ognuno debba fare la propria parte insieme a tutti gli altri;quindi via libera a un esercito europeo,a una seria unione bancaria,a titoli di debito comuni,i famosi Eurobond,e soprattutto a un unico parlamento e conseguente parziale abolizione dei parlamenti nazionali che tanto costano,parlano,parlano ma alla fine concludono poco anche perché sostanzialmente è l’Europa che dà il via libera su tutti i più importanti provvedimenti,specialmente quelli di natura economico-finanziaria.Si tratta di mollare parte della propria sovranità in nome di qualcosa di più grande,per poter affrontare meglio le sfide globali che ci attendono;conteremo meno ma meglio,e lo dico convinto,per diventare in futuro una realtà rispettabile in tutto il mondo,naturale evoluzione del processo in corso e di tutti i sacrifici che abbiamo fatto fino a oggi. (5/4/2014)

Inesorabile declino

Fa un certo effetto vedere l’uomo,che nel bene e nel male ha influenzato la nazione Italia in questi ultimi vent’anni,faticare non poco per evitare un declino che sembra inesorabile;le sue vicende giudiziarie,giuste o sbagliate severe o blande che siano,hanno fiaccato quella voglia di essere sempre e comunque e atutti i costi un protagonista della scena politica.Certo in questi giorni,con l’avvicinarsi delle elezioni europee,si rivede una certa verve e una voglia di combattere tipica del protagonista che conosciamo ma questo non basterà per ritornare ai vecchi fasti,a quella rivoluzione liberale a cui tanti di noi hanno creduto;questo semplicemente per il lento e inesorabile passare degli anni che invecchia tutto e tutti e che modifica le vicende e lo stato d’animo delle persone.Il nostro uomo,a parte le sue vicende giudiziarie che per la verità non mi hanno mai entusiasmato,non subisce il suo declino per quello che nella sua vita politica ha fatto ma per quello che non ha fatto;in più riprese ha avuto governi forti,pieni di parlamentari a lui favorevoli ma non è mai riuscito a incidere profondamente a tal punto da essere ricordato per qualcosa di importante;si darà la colpa agli alleati di governo che non hanno permesso tutto ciò,ma è una giustificazione che lascia il tempo che trova;la realtà degli eventi non è politica ma imprenditoriale ed è qui che si gioca tutta la partita;il non mediare a sufficienza,il non trovare compromessi accettabili,soprattutto in alcuni casi non avere il coraggio di arrendersi anche solo momentaneamente,la convinzione di essere sempre e comunque il migliore non è da politico ma da capo d’azienda,dove puoi fare e disfare,scegliere e decidere per tutti quello che vuoi,senza contraddittorio,perché sei tu il padrone.Soprattutto pesa non essere riuscito negli anni a farsi amare da quelle parti a lui ostili che l’hanno sempre rincorso per incastrarlo,anche per cose che lasciano qualche dubbio;un uomo politico capisce dove può arrivare e si comporta di conseguenza,nello spirito di continuare la sua missione  che dovrebbe essere quella di servire il suo paese e non quella di pensare ai suoi interessi personali e se fosse stato così sarebbe sicuramente colpevole.Inoltre la recente scissione subita,resta un altro passo falso che un vero politico avrebbe dovuto evitare,ricordiamo anche quella di Fini,perché l’unione fa sempre e comunque la forza e in una democrazia una destra forte fa bene anche alla sinistra che guarda caso in questo periodo si divide su tutto forse perché non sente l’esigenza a tutti i costi di essere compatta.Per concludere,un giudizio a metà su quest’uomo che è riuscito nel privato a creare un impero e a incidere profondamente nella cultura nazionale,non ci scordiamo la rabbia e lo sconcerto della gente quando all’inizio della sua storia televisiva furono spenti i canali Mediaset,ma che nel pubblico,complici le sue debolezze,deve trovare la forza di passare la mano magari lanciando in futuro una donna in gamba e ce ne sono tante in circolazione,a capo della sua creatura politica;prima lo farà prima si potrà ricostruire una destra forte che sia determinante nelle scelte politiche italiane,cosa che farebbe bene a tutta la nazione,altrimenti è solo fanatismo e una grandissima illusione che tutto sia fermo a più di vent’anni fa. (26/4/2014)

Troppo personal

Già qualche tempo fa Emilio Giannelli,vignettista del Corriere della Sera che io adoro,vedi sezione “Sorrisi” e “Sorrisi negli anni”,intitolò una vignetta con questo titolo,mettendo in evidenza la fuga o la cacciata di elementi del Movimento 5 Stelle dall’organico;il fatto è proprio questo che il M5S non è proprietà di tutti i parlamentari,perlopiù ragazzi onesti e intelligenti,ma esclusivamente del padre fondatore cioè Grillo;un po’ come Forza Italia resta di proprietà di Berlusconi che fino alla sua morte cercherà di non modificare e questo numero di persone sono solo un pretesto per Grillo per giocare da esterno,proprio come ora Berlusconi,un ruolo soprattutto personale in politica,tirando avanti le sue idee,quelle del socio Casaleggio e di pochi altri,anche qui il famoso cerchio magico,ma di fatto escludendo ogni dibattito,confronto o discussione sui vari temi scottanti che ci affliggono giorno per giorno con tutti gli altri.Gli italiani lo hanno percepito tanto è vero che dall’apertura di credito enorme e leggermente spropositata del 2013 siamo passati a un logico e normale ridimensionamento,probabilmente destinato ad ampliarsi prossimamente;la verità è che quel numero di persone prese dal basso che dovevano interpretare tutti noi,di fatto non alleandosi con nessuno ma a furia di dire troppi no hanno scontentato un po’ tutti e non è servito restituire indietro un po’ di soldi dimostrandosi davvero onesti perché all’atto pratico di tutto questo agli italiani non importa nulla o quasi.Serve invece che gli risolvi alla svelta i problemi e mai come oggi ce ne sono tanti,mai come oggi stiamo passando uno dei peggiori periodi della nostra storia e per fortuna in fondo al tunnel un po’ di luce si inizia a vedere.Quanto hanno rubato i nostri politici negli anni 80 e 90,solo Dio lo sa,ma allora “Berta filava”,come si dice, i soldi non mancavano ed eravamo tutti,dico davvero tutti,disposti a chiudere un occhio,perché ammettiamolo sapevamo ogni cosa,pur di continuare nel nostro piccolo giardino del benessere a spendere e spandere;poi la crisi ci ha riportato alla cruda realtà di un paese pieno di debiti e allora da un po’ di tempo ci dà fastidio tutto e ci impuntiamo alla morte sulla questione morale fino allo stremo.Per tutto questo vedo orizzonti nebulosi per i pentastellati,almeno fino a quando il loro guru Grillo reciterà,la parola è quella giusta in fondo è solo un uomo di spettacolo,quella parte di unico depositario del verbo senza contraddittorio;superato questo scoglio probabilmente la freschezza di questi ragazzi e la loro semplicità,con aggiunta un pizzico di incosciente gioventù,potrà prevalere nel mondo politico,votando buoni provvedimenti o alleandosi per cause e leggi giuste che nel tempo non hanno mai avuto colore.Il buon senso non è di destra né di sinistra,viene dal cuore e dalla coscienza e basterebbe questo per fare di questo nuovo movimento un vero protagonista nella scena politica italiana e anche,soprattutto,europea. (2/6/2014)

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Rendete a Cesare…

Ne parlo solo con quelli che mi chiedono un’opinione,ma non ho mai scritto niente sul tema dell’immigrazione;un tema spinoso delicato,che ha riguardato in passato anche noi come popolo,dove si corre il rischio di uscire dal seminato in un senso o nell’altro;ma tutto quello che sta succedendo sulle nostre coste non deve cessare perché siamo razzisti,cattivi o non disponibili all’accoglienza,ma soprattutto perché non è giusto;non possiamo farci carico di tutto ciò per il motivo che dall’altra parte non c’è un numero limitato di persone che ancora aspettano di imbarcarsi,ma forse milioni di uomini,donne e bambini che ormai,spinti dai trafficanti di persone,hanno capito che venire o transitare qui è comodo,agevole,non perseguibile,hanno insomma preso le misure alla nostra nazione,tra poco manca solo che li andiamo a prendere dall’altra parte,l’operazione mare nostrum in parte fa questo lodevole dal punto di vista umano ma devastante è il messaggio che ne consegue.D’altra parte la logica direbbe che le persone sarebbe meglio aiutarle nei loro luoghi,nel proprio paese,lasciando porte aperte per una più sana immigrazione,quella dedita al lavoro in base al reale bisogno di un paese,come suggerisce l’esempio tedesco;ma la realtà tragica di quelle masse di persone che arrivano comunque e per principio,impone di capire che non tutti troveranno inserimento,non tutti avranno una collocazione nel nostro paese e sarebbe sufficiente farli proseguire nel loro viaggio verso il nord Europa,ma questo si infrange contro il muro della stessa realtà europea dove,pensando ognuno per se,ci lasciano da soli a gestire una cosa più grande di noi.Con il mutare veloce delle situazioni governative lasciano il tempo che trovano anche gli eventuali accordi tra il nostro paese e quelli di origine,non reggono il tempo di una stagione,ci hanno provato più di una volta con scarsi risultati;tutto ciò si rivela un muro di gomma,quello che è certo e sicuro a questo punto è che serve una concertazione totale tra gli attori in gioco che sono Governo,Europa e Vaticano;si proprio lui,se ricordiamo la prima visita del nuovo Papa proprio a Lampedusa,ma dopo che è successo?…C’è il loro contributo?…Stanno facendo la loro parte?…Oppure tutto si è fermato a quel giorno,dove i buoni propositi hanno lasciato il posto a orecchie da mercante;in sostanza con il sostegno,l’appoggio e l’aiuto di tutti c’è da marcare una linea,una sorta di fine corsa,da attuare prima o poi,perché se non è giusto dissuaderli con la forza a non venire qua,come qualcuno in extrema ratio invoca,non è neanche giusto rimanere passivi di fronte a questo spettacolo dove probabilmente a lamentarsi sono anche coloro che sbarcano dalle navi. (17/06/2014)

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Cadaveri e puttane

In un celebre film,L.A.Confidential del 1997,uno dei miei best,una delle battute più simpatiche arriva quando l’occhialuto tenente,impersonato da Guy Pearce,imponeva al sergente con cui collaborava,un ottimo Kevin Spacey,di andare a visionare un cadavere all’obitorio,mentre lui sarebbe andato a trovare la bellissima Kim Basinger,nel film una prostituta di alto livello e a quel punto Kevin sbottava bonariamente lamentandosi che lui andava a cadaveri e il tenente a puttane.Mettendo da parte quella scena,riflettevo su quanto tutto ciò si può riportare all’oggi,visitando i palazzi della politica e trovandoli ben zeppi di personaggi riferibili alle due categorie sopra elencate;questi luoghi sono pieni di cadaveri e sappiamo quanti politici continuano a fare attività pur essendo morti politicamente,oltretutto dimenticandosi di cadere per terra,rendendo difficile differenziarli dai veri cadaveri come quello del film;sono persone che in quei luoghi non hanno più ragione di esistere,ma sono ancora li da 20 o più anni per una serie di motivi che spesso esulano dalle loro capacità professionali,spesso sono riconoscimenti di partito a diversi livelli o altro;vorrebbero essere ancora attivi,quando parlano tutti corrono ad ascoltarli,ma non incidono ormai più di tanto,non si sono resi conto che ultimamente il vento è cambiato,tanti giovani in gamba stanno affacciandosi alla politica che conta ma non si rassegnano al loro destino che sarebbe quello di accelerare il rinnovamento,indispensabile per il nostro paese.Luoghi pieni anche di puttane e vediamo quanti politici si danno via per soldi,favori o riconoscimenti vari,per loro o per i propri cari;cambiano spesso casacca appena eletti,il mitico gruppo misto,creando ancora più confusione,come se non ce ne fosse abbastanza;la loro parola non è mai definitiva e sicura e valutano fino all’ultimo da che parte stare e con chi votare,tenendo fede al proprio tornaconto personale più che politico o nazionale;come le puttane conoscono solo la contropartita su cui trattare,non interessa minimamente quello che servirebbe veramente al paese,per cercare almeno di migliorarlo un po’.Ognuno di voi può associare i volti e i nomi a questa o quella categoria,io lo evito per ovvi motivi,ma vi assicuro che il gioco risulta simpatico e via via che le caselle si completano i posti veri disponibili diminuiscono e basterebbe abolire queste due categorie per ritrovare parzialmente svuotati i palazzi che contano di tutta una serie di persone di cui si farebbe volentieri a meno e sarebbe un’ottima soluzione per la agognata riduzione,a tutti i livelli,dei costi della politica. (22/7/2014)

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Magistratura in Valpadana

Certo quando ascolto o leggo che una persona condannata in primo grado,a diversi anni di carcere,viene assolta in appello con formula piena,pur riconoscendo che i gradi di giudizio ci sono per questo,qualche dubbio mi assale.Non credo possibile che a un analisi più attenta del caso e dell’eventuale reato,si arrivi a dire che si è scherzato che ci siamo sbagliati,facendo scattare la formula dei famosi tarallucci innaffiati da un buon vino;ricordiamo che i processi costano,che i soldi sono di tutti,ma soprattutto si gioca con la vita delle persone che tra il primo grado e l’appello si sono già rovinati la vita,con poche speranze di redenzione,vista l’attitudine a considerare già colpevole l’individuo che ha solo ricevuto un semplice avviso di garanzia e vista la lunghezza dei procedimenti giudiziari.Perlomeno limitiamo i danni,cioè prima del rinvio a giudizio mettiamoci a sedere seriamente a valutare bene se esiste un reato oppure no,se è il caso di proseguire o se liberare subito dal problema la persona e farla finita lì;oltre tutto nei casi nazionali,abbiamo anche la stampa e la televisione che ci marciano un po’,è grande la loro responsabilità quando affibbiano cartellini di colpevolezza anticipata a persone politicamente di pensiero opposto,senza riflettere che un conto è la simpatia e la lotta politica,un conto è se davvero una persona può essere veramente condannata.Per questo la magistratura va riformata,e non sarà facile,resisteranno fino alla morte,perché quello che succede oggi,domani non succeda più,introducendo magari anche un minimo di responsabilità in modo che chi deve giudicare lo faccia con maggiore coscienza.Sono forse maturi i tempi in cui un vento nuovo possa spazzare via la nebbia che oggi avvolge i cervelli di alcuni giudici,facendoli ragionare in maniera più ampia,evitando di metterli in condizione di esprimere giudizi che anche un profano,fin dall’inizio,capirebbe fuori dal mondo. (2/8/2014)

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Non sono eroi

Non lo sono i cooperanti umanitari che,in maniera incauta e sotto il nome di fantomatiche associazioni,rischiano di farsi prelevare per qualche contropartita magari economica,da sempre una delle fonti  di finanziamento più gettonata dei terroristi,non lo sono i giornalisti che,per una qualche bramosia personale,scelgono di stare in prima linea,rischiando quello che neanche si immaginano e non lo sono tutti quelli che non hanno niente a che fare con le guerre e che dovrebbero starne alla larga,facendo operare solo persone preposte ai luoghi dove ci si trova.Non so a voi,sarò anche diventato insensibile,ma a me non importa proprio più nulla di vedere scene in diretta di vittime di attentati o avere sempre il collegamento in tempo reale con le zone dei bombardamenti,spesso fase terminale di un giornalismo malato,schizofrenico e assurdo,sempre dentro la notizia a tutti i costi;per poi vedere dei bei funerali,meglio se in diretta TV,di questa o quella vittima oppure il rientro in patria di persone rapite,con tanto di politici all’aeroporto ad attenderli,dopo chissà quale trattativa da tenere rigorosamente all’oscuro della popolazione perché probabilmente qualcuno si potrebbe anche imbufalire.Purtroppo,ripeto purtroppo,la guerra è guerra,non ne esiste una tecnologica o intelligente o mirata,anzi paradossalmente tutto ciò ha anche peggiorato la situazione,creando guerre che non finiscono mai,dove non si deve calcare troppo la mano,altrimenti il mondo non lo accetterebbe;al contrario il mondo si dovrebbe ribellare a situazioni non concluse,a dispute infinite,dove si muore tutti i giorni sapendo che  il gioco non si fermerà mai e per quanto ancora continuerà.Per le persone poco adatte allo scopo che si recano nei luoghi di guerra ripeto di lasciare le guerre ai soldati,i commenti e le notizie ai responsabili dei relativi governi e infine per il bene da fare in certi luoghi,consiglio di alzare la testa e dare un occhiata a casa nostra,proprio dentro le nostre mura,guardarsi attorno per capire che c’è talmente tanto di quel bene da fare qui che è veramente superfluo usare il passaporto;lasciamolo magari nel cassetto per usarlo nei viaggi di piacere,indirizzati verso zone più tranquille. (25/8/2014)

Pace e guerra

La difesa di noi stessi

Le parole più gettonate in questo periodo sui giornali o in televisione sono intolleranza,disagio,violenza,spesso anche razzismo;la verità è che per troppi anni è passato il messaggio che la nostra nazione è tollerante,debole politicamente,con leggi poco chiare e con uomini che le applicano in maniera benevola verso lo straniero o verso coloro che si insediano nel nostro paese,con diritto o meno,pretendendo anche cose che,nella propria nazione,sarebbero vere e proprie chimere:sono troppi anni che si lascia correre,non si controlla,si chiudono gli occhi,il naso,la bocca e gli orecchi pensando o calcolando a tavolino,ipotesi ancora peggiore,che il tempo piano piano metterà a posto tutto,tanto i cittadini italiani,persi ognuno a difendere il proprio orticello nel proprio egoismo,tutto sopportano,lamentandosi certo ma neanche tanto.Grave errore,questo,della politica,a partire dai comuni stessi,pensare di mescolare razze,genti,usi e costumi molto diversi tra loro,senza insegnamento,senza regole,senza scuola,senza ammonimenti anche severi,senza far rispettare la legalità da sempre richiesta a noi,cittadini di questo paese da una vita,dalla nascita;per non parlare dell’accusa di razzismo verso chi si arrabbia un po’ di più,cercando di far rispettare i luoghi,gli spazi,l’osservanza delle regole di giorno come di notte;quando vedrò nelle nostre città la separazione netta e voluta tra razze diverse,a partire dalle scuole,ai mezzi di trasporto e ai servizi in genere,allora si potrà parlare di un popolo razzista cioè di un popolo che divide bianchi da neri,stranieri da residenti,rifugiati da nativi del luogo.Nel frattempo non usiamo,vi prego,questa parola per la nazione Italia,da sempre una delle più tolleranti al mondo e mi sento di dirlo avendo messo il naso un po’ in tutto il pianeta terra;noi cittadini chiediamo solo di difendere il rispetto per le leggi e questo valga per tutti,anche per coloro che a diverso titolo si trovano nel nostro paese e soprattutto valga anche nei tribunali,dove in alcuni casi non è proprio così.La difesa di noi stessi scatta quando non siamo più sicuri dentro la nostra città,dentro la nostra casa e credo che se questa tendenza,ormai in attività da anni,non si inverte,tutto ciò che vediamo e sentiamo non sarà altro che l’inizio di un processo molto ma molto più profondo e incisivo. (17/11/2014)

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Cavallerizzi nel sistema

I nostri politici ormai non si possono più chiamare così,ma ahimè,non sono diventati altro che cavallerizzi,pronti a saltare sul cavallo vincente,abbandonando velocemente il precedente;ecco che improvvisamente si cambia idea,si abbandona la propria,a favore di un cavallo che promette,se non altro,la possibilità di rimanere in sella,in tutti i sensi,allungando così la propria vita politica che altrimenti sarebbe finita da un pezzo.Ma un politico vero sa quando è l’ora di lasciare,come sa quando e come attaccare la propria opposizione senza speculare a tutti i costi su qualche notizia vera o presunta tale o su un fatto giudiziario capitato all’altro;ma questo oggi i nostri carissimi politici se lo sono scordato da un pezzo e pur di rimanere al potere rinnegano tutto quello che c’è da rinnegare,fanno finta di non vedere,di non sentire o di non conoscere,rimanendo così attaccati a quella spina che nessuno è più in grado di staccare.La chiave di tutto è dove operano,il famoso sistema,che è come un recinto,chiunque ci entra si adegua automaticamente alle sue misure e quante volte noi cittadini abbiamo pensato di poter modificare le cose facendo fuori politicamente questo o quel personaggio,questo o quel partito semplicemente non votandolo più,ma poi ci accorgiamo che poco cambia proprio perché è il dannato sistema che è così,sostituisce le persone senza cambiare nulla.Qui entra in gioco anche la natura umana corruttibile di suo,in Italia siamo un po’ più professionali di altri e indipendentemente dalla provenienza politica,la persona eletta altro non può fare che adeguarsi al sistema,magari ricevendo le prime telefonate scottanti che altro non vogliono se non assicurarsi lo status quo delle cose;forse anche ognuno di noi farebbe fatica,non ce la farebbe a lasciare,non ne avrebbe la forza,ai primi dubbi ,alle prime paure di qualcosa di strano,di qualcosa che non va all’interno dei vari comuni o regioni.Ecco quindi che il cavallerizzo entra nel recinto,si adegua ai cavalli disponibili e inizia a operare all’interno di esso,dentro quella struttura;inutile dire che per combattere il malaffare,la corruzione e tutto quello che ci ruota attorno,l’unica leva su cui agire è quella dei soldi che oltre a ricordarsi che sono di tutti,andrebbero elargiti solo dopo controlli accuratissimi e solo dopo le firme di persone autorevoli da inserire nel recinto,con la speranza che alte personalità non si sporchino la carriera e le proprie mani in prossimi scandali che guarda caso,in tanti,sanno che a breve scoppieranno;purtroppo dove i soldi non hanno controlli e dove a firmare sono solo i pesci piccoli,tutte le voglie arrivano al punto di non ritorno che sia un cena  lussuosa o rimborsi fasulli o arricchimenti privati;detto tra noi,non so se la firma direttamente del capo di partito o qualcuno ancora più in alto,avrebbe scongiurato lo scandalo in Regione Lazio,onestamente non so se sarebbe passato l’acquisto della jeep solo perché pochi centimetri di neve cadevano.Oggi la speranza resta una sola,che possa entrare qualcuno nel recinto,o sistema che dir si voglia,un arbitro autorevole o una serie di persone qualificate come tali,a cui non sfugga davvero niente e che possano controllare efficacemente ogni movimento di ogni singolo cavaliere. (8/12/2014)

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Nero a meta’

Se ne è andato anche lui,personaggio della mia gioventù,cantautore dal bellissimo esordio,l’album “Terra mia” del 1977,che precedette di tre anni il disco della sua consacrazione,quel “Nero a metà” suo maggior successo.Mi incuriosì tantissimo questo personaggio che cantava in napoletano,ma che aveva un sound e un ritmo che poco aveva a che fare con la tradizione partenopea;coadiuvato da ottimi musicisti quali Avitabile,De Piscopo,Amoruso e Senese iniziò la sua carriera con un disco fresco,attuale,giovane che per la prima volta univa l’anima napoletana con il blues,entrambi certamente nel DNA del cantautore;brani come “Na tazzulella ‘e cafè” e “Napule è” rimasero nella mente di tanti,me compreso,ma fu soprattutto con la seconda che rimase già nella storia;un ritratto della sua città,vero,sincero,crudo,reale come solo un vero napoletano,uno che ama la sua terra può fare,ciò che non è concesso a chi è di passaggio.Alla luce odierna si capisce tutto l’affetto di Pino per Napoli ma anche la rassegnazione di un nativo nel capire che probabilmente questo posto non cambierà mai,rimarrà sempre legato alle sue paure,alla sua natura di lasciar fare al prossimo giorno che arriverà.La conferma del successivo album intitolato col suo nome,due anni più tardi,nulla aggiunse al precedente,solita freschezza e una serie di ottimi brani tra cui spiccava “Je so’ pazzo” e la splendida “Je sto vicino a te” che tanto ho ascoltato in quegli anni,una canzone d’amore incondizionato,seppure con le difficoltà che una coppia affronta ogni giorno.Arriva dunque nel 1980 il grande miracolo,quando sembrava che il cantautore avesse già detto abbastanza se non tutto,”Nero a metà” che spiazzò tutti per la sua completezza,per un sound ancora più internazionale,per l’intensità e le emozioni che regalava ascoltandolo;inutile rammentare i singoli brani,il disco era nel suo insieme molto bello,la sua vena creativa sembrava inesauribile,tutto questo contribuì a farlo diventare un vero e proprio capolavoro.Gli album successivi,le colonne sonore,”Quando” per il film di Troisi nel cuore di tutti,i concerti dal vivo,l’enorme umiltà disponibilità generosità del personaggio,non hanno fatto altro che accrescere la sua fama anche a livello internazionale,con le tantissime collaborazioni in giro per il mondo e gli innumerevoli duetti con i più grandi artisti come Clapton,giusto per fare un esempio.Rimane l’amarezza per aver perso un artista che ha saputo uscire alla grande dai confini,dai binari che la vita gli aveva prospettato e che ha passato tutta la sua vita a studiare il suo amore,la chitarra,riuscendo a internazionalizzare una terra,da sempre,confinata alla canzone popolare e  tradizionale,con poche possibilità di evoluzione.Oggi leggendo la cronaca,forse si capisce qualcosa in più del suo essere napoletano comprendendo che “Nero a metà” non era solo dedicato a Mario Musella,un musicista definito così per il padre americano e la madre napoletana,ma anche soprattutto a lui stesso;soffrendo forse troppo per i disagi della sua città,avendo vissuto una gioventù a contatto con quei problemi e capendo di non poter cambiare a breve le cose,la metà di lui non era già più di quei luoghi,ma proiettata verso lidi più lontani. (6/1/2015)

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Il ruolo delle famiglie

Faccio un po’ fatica a  commentare gli ultimi avvenimenti nazionali che hanno ipnotizzato tutte le TV e i giornali,cioè il ritorno a casa delle due ragazze rapite in Siria,durante una missione umanitaria che alla luce dei fatti odierni sembra nata morta e forse anche di dubbia valenza;non voglio saperne di riscatti pagati o no,cifre molto alte che se fossero vere per la metà farebbero imbufalire chiunque,fermo restando il fatto che salvare vite umane resta la priorità,non solo di qualunque stato ma anche di tutti noi.Vado oltre,anzi indietro nel tempo e mi rivolgo alle famiglie,semplicemente per capire se hanno svolto il loro ruolo fino in fondo cioè quello di far ragionare i figli,mettendoli davanti alle loro decisioni che in questo caso,a parte il loro rischio personale,riguarda la nazione intera;gli hanno spiegato che per fare del bene,per aiutare il prossimo,non serve andare all’estero,né tanto meno nei luoghi di guerra,basta adoperarsi nel proprio vicinato o al limite nella propria nazione e se poi uno vuole proprio andarsene da casa,perché talvolta sono delle vere e proprie fughe a tutti gli effetti per molteplici motivi,esistono luoghi dove i rischi ci sono comunque,ma molto più circoscritti,dove si può agire,essendo donna tra l’altro,con una certa sicurezza.Io come turista,talvolta ho avuto paura di essere aggredito o derubato in posti relativamente quieti,come si può pensare di andare in luoghi di guerra dove la vita non vale un cent,dove sei possibile merce di scambio,dove se ti va bene stai sulle palle sicuramente a qualcuno che magari non vede di buon occhio il tuo intervento nella propria terra,visto in alcune realtà le innumerevoli bande rivali;questa è roba per individui coscienti del fatto che possono anche rimetterci la pelle e rimandare le loro spoglie strette nella bandiera perché sembrino intere,come diceva De Andrè ne “La collina”;se aggiungiamo il fatto che sono due ragazzine intelligenti quanto vuoi nello studio,ma ingenue a tal punto,nella vita reale,da pensare che il mondo è fatto solo e esclusivamente di persone riconoscenti,la frittata è già in tavola.Onestamente non so se le famiglie si sono fatte valere,se le hanno sufficientemente messe in guardia,se si sono imposte,io penso di no;comunque anche se fossero fughe,soggetti maggiorenni e vaccinati,lo stato dovrebbe intervenire,legiferando contro questi comportamenti avventati;sarebbe sufficiente far stipulare obbligatoriamente delle polizze assicurative da esibire alle frontiere che coprano i rischi che la persona  affronta in una terra straniera e vorrei proprio vedere quale compagnia ti assicura in quei luoghi di guerra,soprattutto per incarichi tutti da verificare;comunque firmare una sorta di liberatoria,dove magari ci sia scritto chiaramente l’assunzione di tutti i rischi a cui si va incontro anche quelli più estremi che comunque consenta di responsabilizzare un po’ di più quella organizzazione,più o meno umanitaria,di metterla insomma davanti alla cruda realtà,se proprio lo vuoi fare,almeno fallo a tuo rischio e pericolo;in alternativa per affrontare i propri problemi familiari,forse anche personali,si rimane a casa,ricordandoci che una soluzione c’è per ogni situazione anche la più delicata,in nessun caso mai disperare. (17/01/2015)

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Fine di un mito

Quando pochi mesi fa in occasione del mio ultimo viaggio,in Sudafrica,venni a sapere che volavo con Lufthansa espressi soddisfazione,sapendo che con i tedeschi in quanto a sicurezza e controlli non si scherza,siamo da sempre al top.Oggi alla luce di quanto è successo,pur ritenendo la recente cronaca un episodio isolato,vivamente lo spero,ho riflettuto sul popolo tedesco declassandoli un po’,se non altro perché una qualche mancanza ci deve essere veramente stata;dobbiamo renderci conto,dovrebbero farlo anche loro stessi,che non sono infallibili,non sono macchine perfette,sbagliano talvolta come tutti,hanno le debolezze che hanno gli altri e al di là della loro corazza esterna apparentemente invulnerabile ci sono gli effetti di una crisi profonda,risultato di questi ultimi anni terribili,che come tutti ha toccato severamente anche loro e se non lo si vede oggi in modo chiaro questo lo si deve alla loro natura,al loro orgoglio di essere tedeschi che,a differenza degli altri,difendono sempre e comunque il loro operato e non si svalutano mai agli occhi altrui.La Lufthansa ha sentito la crisi come tutti,ma anche le loro banche popolari salvate dal governo non scherzano,ha un passivo attuale di settecento milioni di euro,è in profonda ristrutturazione e probabilmente ha tagliato un po’ ovunque e speriamo che tutto si fermi qui;se dovessero essere accertate le responsabilità di cui si parla,sapevano tutto del copilota e non hanno fatto abbastanza per scongiurare un possibile disastro,i risarcimenti la porterebbero dritta al fallimento,di fatto rendendo simile questa vicenda alla tragedia dell’Itavia di Ustica,del lontano 1980,fallita dopo circa un anno dal terribile fatto di cronaca.Qualunque cosa succederà non importa,di fatto comunque per me finisce un mito,una leggenda che voleva il popolo tedesco esente da errori,una garanzia al cento per cento.Oggi anche loro sono entrati a pieno titolo nella categoria dei normali,dove l’errore umano talvolta ci sta,anche se parlando di voli aerei non lo si accetterà mai,lotteremo sempre in questo campo per diventare infallibili,pur sapendo che di infallibile in questo mondo c’è solo l’essere supremo che risiede,anche lui guarda caso,in ogni nostro cielo. (6/4/2015)

Lufthansa

Panche semivuote

Essendo frequentatore della messa settimanale,non riesco a non vedere quanto negli ultimi anni è diminuito il numero di presenze in queste cerimonie;una disaffezione progressiva che piano piano ha eroso la platea complessiva,che allo stato attuale delle cose merita alcune riflessioni;innanzitutto non si può non fare caso al fatto che,come è successo alla politica,anche la chiesa si è allontanata dalle persone invece che avvicinarsi,questo per lo più grazie a scandali vari riguardanti sia soldi che persone,disamorando così all’ennesima potenza i suoi sostenitori,pedofilia e Ior sono due tumori per la chiesa che ancora oggi non hanno cura e non hanno soluzione;se poi si parla di immigrazione molte parole che escono riguardano gli aiuti,ma non mi risulta che con le possibilità infinite che hanno contribuiscano in maniera pesante alla sistemazione di queste persone in strutture decenti,di fatto delegando lo stato a questo compito,di sua natura più soggetto a scandali finanziari,come i recenti fatti riguardanti le varie associazioni che lucrano vergognosamente su ogni migrante hanno dimostrato.Se si parla di omosessualità si alzano le barricate e nonostante le ultime aperture del nuovo pontefice siamo ancora allo stato di fatto in cui si vedono i diversi come lebbrosi,senza rendersi conto che oramai il tema è sdoganato,irreversibile e progressivo,come ci dimostrano gli altri paesi europei e stesso discorso per i separati,i divorziati,visti malissimo e privati di sacramenti in quanto in parte scomunicati.Si predica poi l’integrazione,ma non ci si arrabbia più di tanto se i crocifissi saltano e finiscano nel cestino,ma così la rassegnazione è totale,il futuro più che mai incerto,prova a fare la stessa cosa con gli arabi,e non si capisce perché si alza la voce in alcuni campi e non in altri,se non altro per difendere quello che siamo da sempre.Inoltre è largamente conosciuta la reticenza a cui si va incontro e quando si cercano risposte sui fatti di cronaca anomali del nostro passato come il caso Orlandi o Calvi o De Pedis,tutte le volte che si cerca di approfondire,tutto ciò viene decantato negli anni,poi dimenticato,mai chiarito,”Vaticano style”.Solo questo basterebbe a capire che senza chiarezza,trasparenza,verità non c’è futuro purtroppo e se ancora tutti gli affezionati alle funzioni non sono andati perduti questo si deve alla potenza della fede che,come il sottoscritto,bypassa le persone e in parte le istituzioni,valorizzando momenti di riflessione personali,al di là delle scritture.L’ultima osservazione va al nuovo pontefice che,rammentando le parole di De Andrè ne “La guerra di Piero”,era partito per fare la guerra contro tutti e tutto,ma che poi si è ritrovato a fare i conti con la cruda realtà di un sistema poco incline ai cambiamenti,soprattutto se si sogna una chiesa povera per i poveri come dovrebbe essere e non vorrei finisse alla Bersani che volendo smacchiare il giaguaro non prese neppure un Grillo. (31/5/2015)

VATICAN CITY, VATICAN - MARCH 27: Pope Francis waves to the crowd as he drives around St Peter's Square ahead of his first weekly general audience as pope on March 27, 2013 in Vatican City, Vatican. Pope Francis held his weekly general audience in St Peter's Square today (Photo by Christopher Furlong/Getty Images)

Il dilemma del perdono

Quante volte leggiamo o ascoltiamo un fatto di cronaca molto grave,dove una o più persone perdono la vita o ne escono molto sacrificate per colpa grave,dolo o volontarietà di chi lo commette.Cosa pensiamo allora,ci lasciamo andare a comportamenti discutibili,auspichiamo una vendetta magari divina o ascoltiamo la nostra religione che ci parla del perdono;già il perdono,questo straordinario strumento che consente al pentito sincero di uscirne assolto qualunque cosa sia stata fatta,questo per il mondo terreno,ma alla fine dei giochi siamo sicuri che sarà veramente così?La nostra religione è abbastanza morbida da questo punto di vista,mentre altre realtà sono un po’ più rigide,c’è chi prevede che il danno a persone venga comunque in ogni caso riparato e c’è chi si porta dietro il fardello dei peccati e nulla glielo toglie,se non il compimento di buone azioni che diminuiscono nel tempo il suo peso ma su un punto però tutti concordano:solo Dio è libero di assolvere e purtroppo fino al giudizio finale sono tutti discorsi inutili,nulla di risolto.Francamente,per come la vedo io,credo che il perdono non sia di questo mondo e che non spetti a noi esseri umani,elargirlo a destra e a manca,anche se talvolta questo ci permette di apparire buoni e di rimanere in pace con noi stessi;di fronte a un fatto grave,appurata la colpa o la volontarietà,il segreto sarebbe rimanere in ombra,con toni sommessi,senza scivolare verso manifestazioni di alcun tipo;fermo restando che la giustizia terrena deve fare il suo corso,bisogna riflettere che il nostro passaggio in questo mondo non è un gioco,dobbiamo pensare che è toccato a noi e non a qualcun altro,in maniera di accettare sempre quello che ci è destinato dal cielo,anche se talvolta rimane molto difficile da mandare giù.Ci sarà comunque un sole invisibile,un Essere supremo,un Dio che al di là del giudizio degli uomini,perdonerà o condannerà e questa volta sarà per sempre,noi piccoli esseri chiamati uomini non abbiamo né le caratteristiche né le possibilità di farlo,anche perché quello che ci succede sulla terra dura al massimo qualche decina di anni,un granello di sabbia in una spiaggia se confrontato all’eternità. (10/8/2015)

Tabaccaia di Asti 2

Il bruscolo e la trave

E’ notizia di questi giorni il probabile,direi a questo punto più che sicuro,pagamento del riscatto effettuato per la liberazione degli ultimi ostaggi italiani,quelle sprovvedute e incaute girls che,sotto la bandiera di una fantomatica associazione umanitaria,erano state sequestrate in Siria;pagamento sembra anche documentato dalla TV satellitare Al Jazeera che in video e immagini ha mostrato le mazzette delle banconote,scena che crea un po’ di incredulità visto l’ammontare della cifra,circa dieci milioni di euro.Sapendo come la penso,vedi “Il ruolo delle famiglie” appena sopra,non insisto su questo tema ma lo sfrutto,per agganciarmi alla ben nota vicenda di Ignazio Marino sindaco di Roma che,provando a resistere alle numerose richieste di dimissioni,sembra aver ceduto quando sono saltati fuori scontrini e ricevute varie di cene o soggiorni alberghieri pagati con carta di credito comunale e non di tasca sua;se fosse accertato questo beh dico che ha sbagliato,ma non poco tantissimo,perché approfittarsi dei soldi pubblici a fini privati è come rubare,quindi un reato ed è giusto che venga perseguito dalla magistratura;oltre tutto anche stupido,in quanto si suppone che il suo stipendio,abbinato magari a pensioni e rimborsi vari,sia sufficiente per permettersi di andare a cena fuori ogni tanto o farsi qualche week-end fuori porta.Volendo andare oltre non so se il recente viaggio negli USA,in concomitanza col Papa,sia stato necessario o meno ma in questo caso mi sono soffermato a osservare più la brutta figura del Pontefice che smentiva in maniera molto stizzita il suo ipotetico invito che a capire cosa Marino sia andato a fare negli Stati Uniti ma,ritornando a noi,noto che sempre e comunque si cade nel ridicolo,attenti a vedere il bruscolo e non a rendersi conto della trave.Non ho fatto il conto  di quante cose si potevano fare per le persone bisognose ,per i rifugiati,per la sanità,per la scuola,per il dissesto del territorio o per tantissime altre cose con quei fatidici dieci milioni di euro,il conto fatelo voi che a me gira un po’ la testa ma leggermente anche le balle perché allora alla fine della fiera i soldi ci sono,non mancano e con un po’ di attenzione con qualche normativa in più,come scoraggiare le partenze sprovvedute e senza senso con nessuna garanzia,si poteva tranquillamente evitare di pagare una  tale cifra che poteva essere messa a disposizione per altri e ben più nobili fini;non so i terroristi cosa faranno con quei soldi ma dubito fortemente vadano alla povera gente,più facile siano reinvestiti in attività di guerra,alimentando così ancora di più il circolo vizioso già in atto;non voglio nemmeno pensare che,come alcuni malignano,una parte di essi siano rientrati in Italia,proprio destinati a chi ha subito la vicenda,resta pur sempre una “fanta ipotesi” ma che fa pensare,almeno un po’.Concludendo,per non farsi prendere ancora di più dal giramento di balle,se non si riflette prendendo le giuste misure per la trave e di conseguenza non si da il giusto valore al bruscolo,si rischia di togliere dal vaso del bagno un capello,senza voler vedere che lo stesso,non pulendolo da tempo,si sta piano piano colorando di marrone e scusatemi il francesismo del finale. (12/10/2015)

Soldi riscatto Siria

Si salvi chi può

Fine d’anno amaro per le migliaia di risparmiatori che si sono visti azzerati gran parte dei loro risparmi con il decreto incriminato,quello del salvataggio delle quattro banche,con la creazione di new bank che possono continuare a lavorare in quanto ripulite dalle proprie sofferenze e la conseguente formazione di bad bank dove rimangono i debiti e le magagne accumulate negli anni,il prodotto di condotte gestionali davvero sciagurate.Fermo restando che ho criticato fortemente la volontà di azzerare le obbligazioni,in quanto titoli a reddito fisso,non speculativi,a differenza di quelli azionari di per se rischiosi e volatili,in sostanza,il decreto emanato rientra nella nuova visione europea,forse crudele ma anche più giusta,cioè quella decretante la fine del tempo quando a ogni fallimento bancario rispondeva lo stato con soldi pubblici,quindi anche e soprattutto nostri;purtroppo la decisione di cambiare le regole del gioco,come spesso succede,non è stata preceduta da una corretta informazione preventiva,in modo da avvisare la popolazione a rendersi conto della situazione patrimoniale della propria banca,quindi fare le dovute scelte e questo ha creato una sorta di spartiacque drammatico dove i risparmiatori sono stati messi spalle al muro o bere o affogare.Mentre si parlerà ancora per molto di questa vicenda,resta doverosa una riflessione,su come eravamo abituati in passato e come ci siamo ritrovati oggi;un tempo,ma non mille anni fa solo una ventina,se avevi cento milioni di vecchie lire,col dieci percento minimo di rendimento,ci andavi in ferie,provvedevi ai bisogni dei figli e ci rientrava anche qualche regalino per l’amata ma oggi coi rendimenti vicino allo zero,non ti avanza nulla anzi vai molte volte a diminuire il tuo capitale che negli anni si è assottigliato e si assottiglierà probabilmente sempre di più;ecco dunque la ricerca di rendimenti più elevati che come sappiamo corrispondono anche a rischi più elevati,a cui le persone si affidano per cercare quantomeno di sopravvivere,di far fruttare il capitale ma devo dire a volte pericoloso,dovremo purtroppo accontentarci e abituarci a questa nuova situazione di bassa inflazione,dove sembra siano favoriti il mondo del lavoro,gli investimenti e le acquisizioni di mutui e/o prestiti sostenuti da tassi molto bassi.nota quest’ultima non del tutto negativa mentre svantaggiati sono coloro che hanno capitali liquidi,beni immobiliari o che sono fuori dal mondo del lavoro che si sono visti ridurre considerevolmente il loro potere d’acquisto,per lo meno da come eravamo abituati in passato,quando con l’alta inflazione le case costavano ogni anno sempre di più.Ma d’altra parte oggi è così e superato piano piano lo shock del cambiamento dobbiamo navigare in questa realtà,che poi ripeto tutta negativa non è,pensando a quando si rincorreva i prezzi ogni anno,una corsa che comunque non avrebbe portato da nessuna parte,destinata a finire,riflettendo che anche allora il capitale e il potere d’acquisto calava,ma con gli alti rendimenti bancari tutto era falsato,un po’ come l’effetto di un cane che si morde la coda.Tornando a oggi,le cose importanti e più urgenti da fare sarebbero garantire innanzitutto gli obbligazionisti delle quattro banche fallite,per i motivi di cui sopra,segnando un punto di non ritorno definitivo,poi dare un esempio al mondo e mettere alla gogna,punire insomma severamente,chi ha gestito tutto questo probabilmente anche arricchendosi personalmente poi successivamente separare per legge le banche d’affari cioè quelle che speculano spesso con prodotti finanziari molto rischiosi,tipo derivati,che con l’effetto leva muovono cifre enormi con pochi soldi,da quelle classiche,che operano sul territorio promuovendo il credito e l’economia reale e in ultima analisi prestare attenzione alle banche che gestiscono i nostri risparmi.Una recente classifica,peraltro destinata a cambiare nel tempo,annoverava tra le migliori la Banca Fideuram,Fineco Bank oltre Unipol Banca e Banca Mediolanum,tutte realtà con i più alti coefficienti patrimoniali che per loro natura prestano poco denaro,quindi meno soggette a eventuali sofferenze bancarie;in attesa di uno scoppiettante anno nuovo con figure piuttosto grosse da seguire come Veneto Banca e Popolare di Vicenza insieme ad altre più piccole,tutte dal futuro incerto,davvero si salvi chi può ma oggi,a differenza del passato,abbiamo la rete a cui possiamo attingere quando qualcosa non ci convince,detto questo non mi resta che augurarvi e augurarmi buona fortuna,in futuro mi sa che ce ne vorrà sempre di più. (9/1/2016)

Trappola banche

Paesi difficili

Se penso agli ultimi momenti di vita di Giulio Regeni,giovane ricercatore,studioso e amante dei paesi arabi,in Egitto esattamente non si sa a fare cosa,mi vengono i brividi;prelevato probabilmente vicino casa mentre si recava a una cena,condotto in un appartamento,interrogato sulla sua fantomatica misteriosa attività infine pestato e torturato per carpirgli chissà quali rivelazioni o segreti,essendo stato probabilmente scambiato per una spia o qualcosa di simile.Certo un ragazzo giovane che parla benissimo l’inglese e l’arabo,che partecipa a riunioni sindacali a favore dell’opposizione contro l’attuale governo e che scrive articoli per vari giornali sotto pseudonimo,può creare qualche sospetto da parte degli apparati governativi,purtroppo totalitari,come sono quelli dell’Egitto.Il fatto è che certi paesi non conoscono la democrazia,come la intendiamo noi occidentali,quindi qualsiasi diritto che puoi avere o qualsiasi ragione che hai da dimostrare va inevitabilmente in cavalleria perché dall’altra parte non c’è la volontà di capire ma solo quella di giustificare quello che loro pensano e siano convinti che sia;in sostanza in certi posti quando si mettono in testa una cosa,per l’altro è quasi finita,non c’è speranza di cavarsela,sia che uno confessi sia che uno faccia scena muta,la cosa a quel punto sfugge di mano e la sorte dell’ostaggio è quasi segnata in quanto scomodo testimone da eliminare.Non sto qui a sindacare se era giusto,sbagliato o imprudente quello che faceva Regeni,tanti giovani come lui partono da casa e svolgono attività all’estero,mossi dai più larghi e nobili ideali,quali i diritti civili ,la libertà,la giustizia sociale,lavorando spesso con le opposizioni che non ci dimentichiamo in alcuni paesi sono quasi bandite,dico soltanto che in questi casi i rischi sono notevoli e che spesso non vengono percepiti nella loro esatta gravità ma dico che basterebbe visitarle con occhio critico certe nazioni per capire che a parte fare il turista,il resto è una grande e pericolosa incognita,tutto è a proprio rischio e pericolo compreso il fatto di essere fraintesi e rischiare con ciò di fare una brutta fine come quella di questo povero ragazzo.Intendiamoci,non solo l’Egitto è un paese a rischio ma segnalo anche quasi tutti gli altri paesi arabi forse un po’ meglio il Marocco,i paesi sudamericani,gli asiatici in genere pensiamo alla vicenda indiana dei Marò,la stessa Cina dove se credi di andare controcorrente,ti arrestano,ti portano in qualche posto sconosciuto,magari fuori mano e alla faccia dei diritti democratici,in un modo o in un altro ti fanno capire che tutto ciò che stai facendo non è gradito,sperando solo che la soluzione finale scelta sia la meno dura possibile,purtroppo nel caso di questo nostro connazionale è stata la più estrema. (13/2/2016)

Giulio Regeni

Se questo è cinema

Lo devo ammettere sono innamorato del cinema,di questa arte e fin dalla mia adolescenza ho sempre seguito i vari festival e le rassegne dedicate,incluso l’Academy con i suoi famosi Oscar,fino a Venezia con l’ambito Leone e la coppa Volpi infine Berlino dove è l’Orso il premio più ambito.Il cinema per me è sempre stato motivo di riflessione,occasione di sogno,fonte di insegnamento certo anche normale intrattenimento riconoscendo,occasione per occasione,la bravura degli attori e dei registi nell’interpretare e dirigere un soggetto,una storia,una vicenda spesso proveniente da un romanzo uscito in precedenza.Parallelamente a ciò esistono mondi diversi,quello dell’animazione,quello musicale e quello appunto dei documentari che certamente circolano sul grande e piccolo schermo,soprattutto su quello piccolo,nascono comunque da una cinepresa ma che con il cinema vero e proprio hanno poco a che fare;quando poi vincono premi molto importanti qualcosa non mi convince.Tutto è iniziato a Venezia nel 2013 con il Leone d’Oro assegnato a Gianfranco Rosi per il suo “Sacro Gra” primo e unico caso nella storia di questa manifestazione e anche riconoscendo senza se e senza ma la bravura del regista,nel cristallizzare momenti di vita di alcune persone diciamo normali o nel puntualizzare quel totale realismo osservando con un occhio sottile il disagio o il degrado che si manifesta ai margini del famoso raccordo anulare,come se l’anello stesso fosse una divisione tra mondi diversi e realtà differenti e anche ripercorrendo il suo passato rigorosamente documentaristico,piuttosto premiato a livello internazionale,ricordiamo “Below Sea Level” e “Il Sicario”,purtroppo qualche dubbio mi viene.Con il recente “Fuocoammare”,che vince addirittura l’Orso d’Oro a Berlino,forse si passa un po’ la parte,premiando in questo caso realtà che davvero dovrebbero rimanere confinate in altre categorie;filmare e raccontare il viaggio,la fuga di queste persone,le loro facce,la loro sofferenza,le loro speranze,rimane un gesto nobile,sicuramente anche sincero e può perfino emozionare o colpire un po’ di più del già ormai visto in tutte le salse,ma ripeto per favore non mescoliamo e non paragoniamo tutto questo con il cinema e,detto ciò con tutto il cuore,spero vivamente che dopo queste parentesi si torni a premiare il soggetto e la storia,l’interpretazione,gli attori insomma il film,quel qualcosa che a differenza del documentario può insegnarci a capire le nostre esistenze,rimanere nel nostro bagaglio culturale e soprattutto farci emozionare. (27/2/2016)

Fuocoammare

Perfetti sconosciuti

Purtroppo non è una recensione dell’ultimo film di Paolo Genovese,che tra l’altro sta andando benissimo al botteghino,ma una riflessione sul rapporto genitori-figli,perfetti sconosciuti tra loro,visto i nerissimi e recentissimi fatti di cronaca romana;sono sconosciuti i figli per i genitori che,spesso in preda ai loro adulti egoismi,li lasciano troppo liberi,senza controllo,senza obiettivi,con pochi insegnamenti,sperando che la vita o la società prenda il loro posto,sostituendo nella piena totalità la propria figura;sono sconosciuti i genitori per i figli,secondo loro,non esemplari nei propri comportamenti,quindi in difetto e non in grado di dare quegli esempi necessari alla loro formazione,riversando problemi sulle loro spalle magari derivanti da azioni sbagliate e idee spesso personali per niente indirizzate al loro bene.Sembrerebbe dunque un risultato in pareggio,un cinquanta e cinquanta,ma anche se si può affermare che non sempre si può intercettare una tragedia in quanto comportamenti e intenzioni sono sempre imprevedibili,si deve comunque riconoscere che l’origine di tutto viene da lontano,quando ai bambini prima,adolescenti durante e uomini dopo,si dovrebbe un insegnamento completo che comprenda la piena conoscenza del rispetto delle regole,come delle leggi e delle persone in sostanza del prossimo,ma negli anni tutto questo è stato troppo trascurato,tirando a campare,sperando che la vita non ti presenti mai il conto,quando però accade è spesso molto salato.Il genitore deve essere un esempio per i figli,trattandoli in egual maniera tra fratelli,senza simpatie e pretendendo comportamenti,azioni e idee oneste e rette,ma se lui stesso non le svolge diventa così poco credibile e quando c’è da alzare la voce per farsi ascoltare,sarà allora che per i figli il genitore diventerà davvero un perfetto sconosciuto;dall’altra parte c’è comunque da dire che il denigrare i genitori a priori è diventato di moda,accusandoli di torti veri o presunti consumati in gioventù,di essere dei mezzi falliti solo perché in fondo onesti,rispetto ad altri esempi in circolazione,furbi e vincenti,pieni di possibilità.Insomma si sa che la colpa non è mai pienamente da una parte sola,ma talvolta come genitori dire qualche volta no,giustificando in maniera seria e onesta quei no,credo sia vincente nel tempo,in quanto non dovrebbe essere tutto dovuto,ma anche e soprattutto meritato.Rimane il mondo,profondamente cambiato negli anni che tende a estremizzare tutto,dando l’impressione che per essere qualcuno si deve per forza sballare,facendo leva sui caratteri più deboli,più soli,senza quegli anticorpi inseriti dai genitori in gioventù,portandoli spesso sull’orlo del baratro,qualche volta facendoli sprofondare dentro. (14/3/2016)

Genitore di Foffo

Qualche domanda

A distanza di molto tempo,forse troppo,il caso Regeni domina ancora i giornali e le televisioni,di conseguenza sono costretto a ripetermi,per alcune osservazioni che sfociano in logici quesiti;lo stato italiano vuole davvero rompere i rapporti con l’Egitto per una questione che riguarda esclusivamente l’imprudenza e la sottovalutazione del pericolo di un singolo?Scottati dal caso Marò dove abbiamo fatto una brutta figura,alla fine sottomettendosi all’India,vogliamo ora recuperare orgoglio e dignità,ma si sono valutate le conseguenze in termini di rapporti commerciali e lotta allo stato islamico che questo governo,non perfetto ma migliore del precedente,può garantirci?Andando oltre vogliamo parlare dell’inopportuna conferenza stampa della famiglia del ragazzo,addirittura svolta in senato e su chi abbia concesso questa opportunità e perché?Non dimentichiamoci che questo presunto ricercatore soggiornava in un paese non democratico,semi-dittatoriale,lavorava fianco a fianco con i sindacati delle opposizioni governative,rilasciando articoli o dossier sotto falso nome non si sa per chi,forse società estere.Proseguendo,interessiamoci ai vari giornalisti presenti in sala durante quella conferenza stampa e di come mai nessuno di loro abbia fatto presente l’unica vera questione in ballo e cioè che cosa facesse veramente Regeni in Egitto,segno inequivocabile di un giornalismo in parte malato,assoggettato a tendenze dominanti,con pochissimi che operano controcorrente,che vogliano davvero capirne di più;non c’è cosa più bella che andare fino in fondo nelle vicende,di pestare i piedi se necessario,di smascherare le bugie e le false verità,pur certamente riconoscendo il grande dolore per ciò che è accaduto.La famiglia,da logica parentale,difenderà fino alla fine l’onore e la memoria del proprio figlio ma avrebbe dovuto chiedersi da tempo che cosa ci facesse esattamente il loro sangue in quel paese così difficile e complicato e mi chiedo se lo hanno veramente capito e se conoscono la verità.Per concludere non saranno le dieci domande di Repubblica a Berlusconi,per certi versi legittime in quel periodo storico,forse saranno di meno,ma quelle che sono mi sarebbe piaciuto leggerle su qualche quotidiano e non rendersi conto che le maggiori testate,tutte d’accordo,hanno deciso che abbiamo ragione noi e che infiltrarsi,indagare,lavorare sotto falso nome in un paese straniero e pericoloso rimane normale e legittimo e pur riconoscendo che niente giustifica la terribile fine che il giovane ha fatto,comunque finirà la vicenda,io continuerò a pensare che la vera verità sarebbe quella di sapere cosa veramente facesse in quel paese e sono anche convinto di avere una buona dose di ragione. (11/4/2016)

Giulio Regeni 2

La prima volta

Si dice sempre che per ogni cosa c’è una prima volta e così,in occasione dell’ultimo referendum,c’è stata anche per me,in quanto ho disertato le urne rimanendo a casa.Premetto che ho sempre votato in vita mia,non solo per le sacrosante politiche e amministrative ma anche per tutti i referendum,a partire da quelli più importanti fino a quelli minori,in cui si sapeva in partenza che il quorum non sarebbe stato raggiunto,riconoscendo da sempre che votare resta un diritto-dovere inequivocabile,la più grande espressione di democrazia conquistata negli anni,a suon di battaglie e guerre e pertanto da mantenere cara affinché non venga mai perduta.Non entro nel merito della regolarità giuridica e costituzionale dell’astensione,giustificata comunque dal fatto che,esistendo un quorum da rispettare,il legislatore ha anche previsto che la persona possa decidere di non partecipare al voto,non riconoscendosi nel quesito proposto e non essendoci figure da eleggere,ma la vera verità è che questa volta mi sono sentito un po’ preso in giro quando ho capito che affrontare il quesito del referendum era poco importante,era importante allearsi per combattere Renzi e il suo governo;non si sarebbe spiegata una tale ammucchiata così eterogenea,dalla sinistra estrema,alla lega,ai grillini,a Berlusconi,che si è formata appena il premier si è esposto sulla questione e tutti d’accordo per costringerlo,in caso di raggiungimento del quorum era scontato che vincesse il si,se non a dimissioni quanto mai a più ben miti consigli.Tutto ciò deve aver fatto riflettere non solo me,ma anche altri milioni di persone,se è vero che il risultato finale resta un triste 32% complessivo,molto lontano dall’obiettivo minimo.Comunque difficile il tema in oggetto,una questione tecnica complicata da interpretare,meglio continuare a estrarre petrolio o meglio stoppare prima della fine delle risorse,ma secondo me al di la di tutto rimane il fatto che non si può scomodare il popolo per rispondere a quesiti e problemi locali di alcune regioni,non riguardanti l’intera nazione,perché in questo caso c’è il buon senso di non buttare i soldi,meglio intervenire dunque a livello parlamentare e ciò che verrà deciso in quella sede,peraltro sacrosanta in quanto votata in precedenza dal popolo,deve essere rispettata.Oltre tutto,rincarando la dose,l’istituzione del referendum resta abbastanza ambigua,non si capisce come mai ci fanno votare per alcune questioni e per altre no,alcuni temi di interesse nazionale su cui il popolo volentieri si esprimerebbe,restano un tabù non se ne parla e magari aboliamo anche il quorum,rendendo così la votazione sempre valida,a differenza di oggi,con i soldi sprecati ogni volta che il risultato è nullo.Insomma questo ennesimo flop deve far riflettere sull’uso a volte sconsiderato dell’istituzione referendaria e magari anche far capire che certi strumenti non possono essere usati a fini esclusivamente politici o personali per farsi luce in scenari che condannano all’oscurità,essendo consapevoli che le vere battaglie si combattono in parlamento oppure durante le elezioni politiche e amministrative,uniche occasioni per far valere le proprie ragioni e per imporre la propria linea governativa e di pensiero. (19/4/2016)

Referendum trivelleGomorra e i suoi fratelli

Qualche giorno fa l’occhio mio si soffermava su un sondaggio on line,effettuato da un famoso quotidiano,che chiedeva ai propri lettori di identificare la pericolosità o meno delle varie fiction,di mafia o di camorra,comunque basate sulla visualizzazione della violenza come elemento principale,con un particolare riferimento a “Gomorra”,la cui seconda stagione è recentemente iniziata su Sky e pur non essendo abbonato e non avendo visto la prima serie,credo di aver ben presente ciò di cui stiamo parlando,una serie di vicende ispirate al famoso libro di Saviano e al film altrettanto premiato di Garrone.Beh che dire…se devo esprimere un mio parere,credo che produzioni simili sono accettabili al cinema sotto forma di lungometraggio,dove resta comunque primaria la scelta insieme alla volontà di vedere un determinato spettacolo e giudicarlo per quello che,differentemente che in televisione,specialmente in certi orari,dove questi prodotti li ritengo pericolosi,inutili e non adatti al grande pubblico che in questo caso può comprendere anche minori,alla faccia del “parental control”,o persone non preparate alla visione di tale violenza;intendiamoci non è censura la mia,ma buon senso,perché le fiction di oggi a differenza dei prodotti del passato tendono troppo,a mio parere,a  esagerare la violenza,a estremizzare e mitizzare i personaggi,facendone quasi degli esempi di vita  da seguire  e non è importante se alcuni di loro,nel corso delle puntate,finiranno arrestati o anche trucidati,perché troppo forte è per alcuni la volontà di ripeterne i fasti,con la voglia in certi contesti degradati di vivere al meglio quello che c’è da vivere,da leoni come il famoso detto,di identificarsi con i potenti boss del momento,in quanto il loro potere,i loro soldi,le loro donne fanno gola e davvero poco vale il rischio di non raccontarla.Per il mio pensiero uccisioni,torture,droga,prostituzione e tanti tantissimi soldi guadagnati velocemente,almeno così serviti su un piatto d’argento,non servono alla nostra gioventù in un epoca come la nostra,così difficilmente complicata,dove sembra molto più facile approvare quei percorsi,piuttosto che vivere e lottare onestamente da mediocri per il sacrosanto principio del rispetto delle leggi. (31/5/2016)

Gomorra

L’ora dell’amore

Dopo i recenti fatti di cronaca riguardanti uccisioni di donne non si può che farsi prendere dallo sgomento e chiedersi come tutto questo possa accadere;la violenza sulla donna viene da lontano,considerato l’essere femminile nel passato inferiore e al servizio dell’uomo e per questo soggetto a violenze verbali,psicologiche e in ultima analisi anche fisiche di ogni tipo e natura;ma nel tempo e col passare degli anni tutto è cambiato,la donna ha acquistato sempre più consapevolezza nelle proprie capacità,maggiore forza nella propria natura,piano piano si è allineata al suo simile e in alcuni casi  perfino superandolo come capacità e bravura;qui si inserisce quello che sta accadendo oggi perché è un dato di fatto che l’uomo non riesce a vivere con tranquillità tale uguaglianza o superiorità e reagisce nel peggiore dei modi,della serie io sono quello che comanda il gioco e non può essere che così.Il fenomeno si sviluppa soprattutto in ottica sentimentale ed è chiara e determinante la non accettazione da parte dell’uomo del fatto che la sua metà decida di lasciarlo ed eventualmente scegliere un’altra persona.Purtroppo nel breve non esistono soluzioni se non applicare rigorosamente la legge,nel senso di buttare via la chiave quando viene arrestato un colpevole di tali fatti,ma si potrebbe fare tanto nel medio e lungo periodo ripartendo dalle scuole,dagli adolescenti che iniziano proprio in quel periodo a relazionarsi con l’altro sesso e insegnarli della materia più che l’aspetto fisico,credo fin troppo conosciuto,quello psicologico e cioè formare dentro di loro gli anticorpi necessari che gli consentano di accettare la perdita,la sconfitta,la delusione insomma anche lo smacco di vedere l’innamorato tra le braccia di un altro,non essendo egli stesso una proprietà da gestire a proprio piacimento.A scuola la soluzione si potrebbe chiamare “L’ora dell’amore”,dove una persona esperta,uno psicologo o altro preposta allo scopo,magari una volta a settimana,spieghi come comportarsi con l’altro sesso e come rispettare il proprio simile nei suoi desideri e nella sua volontà e questo certamente vale sia per il maschio che per la femmina perché anche la donna,fin da piccola,deve imparare a gestire le emozioni,a non insistere in comportamenti talvolta umilianti o troppo espliciti e soprattutto ad abbandonare velocemente chi è troppo geloso o possessivo e di conseguenza denunciarlo prontamente perché si sa da sempre che alcune nature difficilmente cambieranno nel tempo.Ripartendo dai giovani si può sperare col tempo di invertire la tendenza,ripeto pochi mezzi abbiamo oggi,guardando agli adulti,per rendere chiaro il concetto che la persona che ti lascia ha il diritto di rivendicare questa scelta ma,diciamocelo chiaramente,alla fine possiamo anche convincerci noi tutti che la stessa può anche non essere la persona giusta per noi e allora in questo caso diventa una liberazione,una fortuna,di conseguenza un’occasione da prendere al volo. (14/6/2016)

Femminicidi

La sconfitta della pancia

Buffo il popolo inglese,prima vota un referendum poi disperatamente se ne pente,raccoglie via web milioni di firme per poterlo rifare e se tornasse indietro rivoterebbe sicuramente in maniera diversa,in quanto si rende conto di aver espresso l’opinione della pancia e non quella della testa ma soprattutto realizza di essere stato mal informato dai propri politici sulle conseguenze reali ed effettive di tale atto con immense conseguenze per le generazioni che verranno;oltre tutto ci si mette di mezzo anche la Scozia e l’Irlanda che,non riconoscendo più il referendum di qualche anno fa,preme per iniziare un percorso che le divida definitivamente dal Regno Unito volendo e avendo votato oggi per rimanere in Europa.Certo la pancia premia la rabbia,il distacco,la distruzione di quello che c’è ma i vantaggi sono soltanto e unicamente per coloro che l’alimentano solo per un posto al sole e per qualche voto in più alle prossime future votazioni,non preoccupandosi certamente di ciò che potrebbe accadere in futuro che rimane tutto a carico della popolazione,sapendo che per far crollare qualcosa bastano pochi istanti ma per ricostruire ci vogliono anni e questo non lo si vuol capire,bisogna arrivarci con la sofferenza,con le crisi e con i sacrifici da parte di tutti,ma tutto ciò che convenienza ha?Questa Europa non piace certamente a nessuno,l’egemonia tedesca presente in ogni atto di essa è davvero troppa ma cercare di cambiarla al suo interno è sempre preferibile al distruggerla;la politica,e solo quella,deve dare le giuste risposte ed è auspicabile prendere questa occasione per farle arrivare dei messaggi chiari in tema di austerità,immigrazione,una maggior unione economica e bancaria,sicurezza e difesa dei nostri interessi  e territori,per arrivare finalmente alla fine di questo percorso a un Europa più credibile.Questo referendum inglese,in gran parte sorprendente in quanto non si è capito la sua utilità per il popolo britannico,deve essere il motivo del cambio di passo,dello scatto in avanti che metta a tacere una volta per sempre tutti i populismi possibili e immaginabili e che possa dare ai popoli dell’Europa un futuro credibile alla faccia di chi,per i loro interessi personali,pensa che i voti popolari e i referendum siano la panacea di tutti i mali.Il premier britannico l’ha capito tardi che è stato un errore indire quella consultazione popolare ma a parte le dimissioni non pagherà altro;alla popolazione invece va eventualmente il compito di soffrire e di subire un cambiamento,in parte non capito e non voluto,e questo sia di monito  e di insegnamento per il futuro,un appello rivolto a tutti i leader europei di ogni nazione. (28/6/2016)

Brexit

Come i bambini

Una squadra di piccolini sembra essere diventata quella che sta cercando di amministrare Roma dopo la vittoria di Virginia Raggi circa cento giorni fa e che passata la sbornia del successo,in grande difficoltà dopo le tante defezioni nella sua giunta,ricordiamolo neanche pronta i giorni successivi le elezioni;come i bambini fanno le bizze,se la prendono con i poteri forti senza mai nominarli direttamente,errore grave in continuità con il passato perché almeno loro dovrebbero cercare di non ricadere nel luogo comune di accusare qualcosa o qualcuno che non abbia un nome o una figura,quanto meno una sigla;come i bambini hanno sempre ragione qualsiasi cosa facciano o dicano,altro errore perché in politica non si ha sempre ragione,bisogna avere l’umiltà di seguire il corso delle cose,il parere delle persone attorno a te quindi anche se necessario rivedere le proprie opinioni anche se non esattamente conformi al proprio programma politico originario,questo per spirito democratico,dove il dialogo rimane la pietra miliare per governare;come i bambini sono tutti dei piccoli ducetti a partire dal comico Grillo e dal fantomatico direttorio,pronti in qualsiasi momento perfino a sfiduciare i propri eletti,una sorta di zappa sui piedi,come successo a Modena ma non solo lì,ponendo le basi per uno smottamento profondo e una crisi di fiducia che già si percepisce,iniziata con le prime epurazioni di tutti coloro che secondo i ducetti non erano compatibili con le regole del movimento;come i bambini sono attori straordinari,figure da palcoscenico,pronti a urlare,inveire,piangere o ridere a seconda di quello che vogliono sentire i loro sostenitori,spesso composti più di pancia che di testa,anche se per il bene dell’Italia bisognerebbe che questa platea diminuisse ma si sa che la contestazione fine a se stessa,nella nostra nazione,è dura a morire;infine come i bambini anche loro devono crescere e prima si liberano dalle catene di Grillo e Casaleggio meglio è,così avranno modo di maturare,sbagliare,correggersi,eleggere autonomamente un loro vero leader  e riproporsi come in origine,ragazzi giovani,onesti e seri pronti a cambiare,se non tutto,almeno alcune parti di questa nazione,ottenere la fiducia non solo di Roma ma dell’Italia intera.Al momento però,visto come vanno le cose oggi,scusatemi tanto voi che amate questo movimento ma riferendomi a uno degli ultimi titoli del blog di Grillo,lui che scrive “Olimpiadi No Grazie” io rispondo “Governo Nazionale No Grazie”.  (17/9/2016)

direttorio-5-stelle

Social forever

Si assiste in questi giorni a una bella lotta tra chi difende i vari social,Facebook,Twitter etc. a cui la maggior parte delle persone è molto affezionata e chi li condanna e li disprezza,ritenendoli causa di problemi o addirittura disgrazie;il recente fatto di cronaca della ragazza napoletana suicidatasi in quanto impossibilitata a cancellare velocemente quel qualcosa che una volta fatto non voleva più riconoscere,riporta alla luce quanto ben poca cosa siamo di fronte alla Rete,una sorta di piovra dai mille tentacoli,ne tagli uno ne rinasce subito un altro,rimanendo impotenti quando commettiamo un’imprudenza o una leggerezza di fronte a questo subdolo strumento.Già forse qui sta tutta la discussione,sulle nostre leggerezze o imprudenze,convinti di essere in buona fede,di scherzare con gli amici,essere sicuri del fatto nostro,fargli vedere di che cosa siamo capaci o di che pasta siamo fatti e questo vale in tutti i campi non solo quello più scabroso oggetto dell’attuale discussione;forse il problema sta proprio a monte,nella nostra educazione,nei genitori non preparati a questo veloce e vorace futuro ma soprattutto nella non accettazione di noi stessi;spesso quando facciamo una bella prestazione di ogni natura ci viene la voglia di condividerla,di sbatterla in faccia a tutti,un po’ per protagonismo,un po’ per rivalsa verso il mondo o qualcuno e,visto che il recente progresso ce lo consente,di uscire da quell’anonimato che tranne rari casi avvolge tutti noi.Se solo ribaltassimo questa percezione e ci accontentassimo di fare cose soprattutto per noi stessi probabilmente non ci sarebbero le pagine dei Social piene di sciocchezze e di eventi per lo più inutili,manifesto indiscusso della nostra solitudine perché anche se abbiamo cento o mille amici virtuali siamo sempre soli e non arriviamo a capire che il primo step va fatto sulla nostra persona,accettandosi,riconoscendo i propri limiti e alla base di tutto stare bene con noi stessi.Credo servirebbe a poco avere un numero o una e-mail di riferimento che agisse in tempo reale a cui rivolgerci per cancellare dati o immagini che non accettiamo più,inevitabilmente alcuni contenuti,almeno quelli più sensibili,girerebbero comunque in quei canali difficili da intercettare e impossibili da cancellare.Alla fine della fiera,il buon senso deve sempre prevalere e anche se la libertà e la privacy di ognuno di noi sono sacre,non dimentichiamo che siamo principalmente noi stessi ad alimentare il sistema e tutto ciò che lo riguarda e che più i contenuti riguardanti sesso e violenza sono scabrosi,più facciamo a gara per vederli e in questo senso devo ammettere che il genio del regista David Cronenberg non sia servito a molto avendo anticipato nel 1982,in epoca non sospetta,l’inizio di tutto con un capolavoro “Videodrome” che ha fatto scuola. (8/11/2016)

videodrome

Personalizzare non paga

Se ancora non si fosse capito legare il proprio destino politico a una consultazione referendaria non porta da nessuna parte,a meno che non si faccia finta di essere a Montecarlo dove il rosso e il nero ti attribuiscono la vittoria netta e senza appello oppure la disfatta e la perdita di tutto ciò che avevi messo sul banco;ne sa qualcosa Cameron in Inghilterra quando come un ladro è stato costretto a dileguarsi con la Brexit approvata dal popolo e inizia da pochi giorni ad accorgersene Renzi costretto,per non perdere la faccia,a dimettersi di fronte a quel sessanta per cento non previsto neanche dai suoi più acerrimi nemici.Le menti un po’ più equilibrate e purtroppo non sono moltissime nel nostro paese,visto il recente risultato,devono però riconoscere che il voto,seppure utilizzato a fini politici,non aveva niente a che vedere con il governo ancora legittimato da una maggioranza in parlamento dal 2013 e quindi destinato in teoria ad arrivare a scadenza naturale del suo mandato cioè al 2018;non sapremo se sarà così,in Italia tutto è possibile,ma credo che difficilmente voteremo presto visto le scadenze internazionali dell’anno prossimo,vista la doverosa e penso lunga discussione che avverrà sulla legge elettorale dopo la sentenza della Consulta  di fine gennaio e dulcis in fundo vista la maturazione dei vitalizi degli attuali parlamentari in scadenza a fine settembre.E’ avvenuto in sostanza ciò che avevo previsto in caso di vittoria del no cioè che Renzi o un suo uomo con l’attuale governo restano,ma le eventuali macerie del referendum si ripercuoteranno sulla nostra povera Italia con un probabile conto da pagare che inizierà quando l’Europa ci richiederà manovre aggiuntive per risistemare la legge di bilancio,appena approvata,con nuovi tagli e nuove tasse e detto ciò non escludo niente,nemmeno una odiosa patrimoniale o il reinserimento di una sorta di Imu sulla prima casa;inoltre anche i mercati,che per ora ci hanno risparmiato,ci presenteranno il conto,non dimentichiamoci il dramma delle banche ancora tutto sul tavolo con nomi già di fatto falliti come MPS o le banche venete,veri e propri cadaveri che camminano con la flebo al braccio,speriamo di no ma credo che sarà di fatto un brusco risveglio quello del prossimo anno.In sostanza il popolo ha sempre ragione ma questa volta forse un po’ meno,davvero non ha capito l’enorme opportunità avuta con il referendum,la possibilità in campo nazionale di togliersi dalle palle un po’ di zavorre economiche e legislative e in Europa dove la caparbietà di Renzi aveva ottenuto tanto e molto poteva ancora fare,essendo stato uno dei pochi leader a opporsi all’austerità della Germania.Infine la morale che rimane sempre quella di smetterla una volta per tutte di personalizzare un evento perché di questi tempi,qualunque cosa tu dica o faccia anche se giusta e onesta,il populismo e la pancia prevalgono spazzando via l’esistente e votando no a priori,perché se è vero che esiste un disagio profondo credo sia molto strumentalizzato ed esasperato da coloro che riescono in modo intelligente a intercettarlo. (12/12/2016)

Un destino simile

In questo momento,due figure in Italia stanno vivendo un percorso simile e parallelo Matteo Renzi e Beppe Grillo che,pur essendo molto diversi tra loro,si trovano oggi ad affrontare le stesse difficoltà nel mantenere i propri consensi,come riportato da alcuni quotidiani che periodicamente pubblicano i vari sondaggi sulle intenzioni di voto degli italiani e che li vedono in netto calo se affrontassero in questi giorni le elezioni;entrambi alle prese con questioni non di poco conto,l’uno alla ricerca del consenso perduto per via del suo comportamento scellerato che poteva portare solamente alla disfatta,l’altro preso a difendere cause perse come blindare la sindaca Raggi,ormai da tutti considerata indifendibile se non altro per la sua incapacità di essere autonoma nel prendere le varie decisioni.Entrambi non capiscono che per certi versi è finita,cioè resta molto inutile e deleterio insistere nel continuare a perseguire lo stesso percorso che porterà inevitabilmente a un risultato ancora peggiore di quello attuale come dire dalla classica padella alla brace.Renzi deve capire che è impossibile personalizzare alla morte un evento,continuare a ripetere che se le cose vanno in un certo modo ci sono le dimissioni e l’abbandono dalla vita politica.poi improvvisamente risorgere per chiedere elezioni subito in maniera forse da salvare il salvabile,senza rendersi conto che ormai la frittata è caduta per terra e l’unica cosa da fare è avere la pazienza di ripulire il tutto,con il grosso rischio che sia passata la fame per mangiarla e con la consapevolezza che nulla sarà come prima,la sconfitta rimarrà indelebile,peserà su qualsiasi iniziativa che lui stesso prenderà e su questo gli italiani sono già pronti a ricordarglielo,avendo per la stragrande maggioranza dei casi votato a dicembre non per il quesito referendario ma per mandarlo a casa.Grillo deve capire che continuare su questo piano,quello di non ammettere l’incapacità totale del movimento a gestire Roma,continuare a puntare sulla Raggi lo porterà a grosse delusioni anche se capisco che rinunciare alla sindaca comporterebbe il fallimento di quel progetto che doveva iniziare dalla capitale per poi in maniera logica spostarsi verso il governo nazionale,il vero target finale,quindi secondo me meglio piangere oggi la scelta di una persona sbagliata che continuare a farla rosolare fino alla cottura completa,abbandonarla dunque per puntare su un nome nuovo,la città di Roma potrebbe rinnovargli la fiducia essendo la concorrenza non pervenuta almeno fino a questo momento.Due destini a cui auguro tanta fortuna ma che soprattutto riescano a metabolizzare il mezzo disastro compiuto per farsi da parte e lasciare il campo ad altri c’è insomma da capire che,per sfortuna o per incapacità,il loro obiettivo è miseramente fallito. (4/2/2017)

Facce come il culo

Così si è espresso l’onorevole Giachetti del PD riferendosi ai futuri scissionisti,soprattutto al giovane Speranza e forse non ha tutti i torti;sorprendente è il mondo della politica,dove si salta velocemente sul carro del vincitore,pronti ad abbandonarlo quando costui scivola nell’ombra,proprio come successo all’ex premier Renzi solo ed esclusivamente per sua unica responsabilità,imbarcandosi in un evento elettorale così complesso,personalizzandolo alla morte e uscendoci con le ossa rotte che forse non si rinsalderanno mai più.L’allora spartiacque per il nostro futuro sta avendo sempre più valore per il semplice motivo che se il referendum passava,oltre a levarsi dalle balle alcuni pesi,chiariva di molto il panorama politico impedendo di fatto queste frammentazioni che nascono certamente da idee diverse ma si sviluppano esclusivamente perché il futuro elettorale lo permette con il proporzionale che avanza anzi direi che ritorna prepotentemente in voga e che di fatto agevolerà i partitini e i movimentini che così potranno puntare a fare la differenza nelle prossime elezioni.Opinioni diverse ci sono in tutte le formazioni politiche,questo è umano,ma il desiderio di scindersi nasce proprio perché così anche con pochi deputati o senatori si punta al ricatto politico verso questa o quella coalizione che si formerà e ciò vale sia a destra che a sinistra insomma lode al detto “a volte ritornano” e non sarebbe successo con il referendum vincente,prevedendo una sola camera e un sistema maggioritario magari modificato dalle eccezioni della Consulta che resta purtroppo un vero e proprio governo nel governo.Ora le facce del titolo sono uscite allo scoperto,Bersani con un fallimento alle spalle nel 2013,D’Alema anche lui premier in passato non eletto,Emiliano impaurito dagli eventi tornato velocemente all’ovile,Speranza che conta sul suo cognome per puntare almeno al 5%;rimangono le macerie del crollo del 4 dicembre quando si è capito che per l’Italia,paese da sempre irriformabile,c’è davvero ormai ben poco da sperare se non vivacchiare e contare sulla pazienza dei nostri partner europei. (27/2/2017)

L’illusione dell’Unione

Abbiamo visto tutti la passerella a Roma dei ventisette capi di governo,atta a sottoscrivere e rimarcare la volontà di proseguire nell’Unione Europea ma in quale modo nessuno lo ha ancora capito;detto e ripetuto diverse volte,l’Europa così come la viviamo oggi non funziona,perlomeno non nel modo in cui dovrebbe,visto che il suo naturale epilogo doveva far nascere i famosi Stati Uniti d’Europa ma se continuiamo così e non cambiano le cose entro due o tre anni mi sa tanto che non li vedremo mai;manca una vera banca europea sullo stile americano,inglese o giapponese che garantisca davvero i singoli stati,nonostante SuperMario Draghi abbia fatto tanto per salvaguardare gli elementi più deboli ma il suo mandato scadrà nel 2018 e con l’arrivo di un probabile successore del nord,forse tedesco,cosa succederà?;manca un titolo di debito comune,il famoso Eurobond,ma i paesi più ricchi non lo vogliono,convinti che condividere il debito non porti da nessuna parte ma è quello il futuro e prima o poi ci dovremo arrivare,così come a una vera unione fiscale perché lo status quo rimanda a una vera e propria giungla,dove vige la legge del più forte sempre e comunque.Manca dunque la cosa più importante la solidarietà tra i paesi che porta inevitabilmente a un forte egoismo,alla volontà di fare da soli soprattutto se potenti finanziariamente ed è bellissimo accettare i lati positivi dell’Unione,quali tassi d’interesse bassi e stabilità monetaria e rifiutare tutto il resto,della serie armiamoci e partite.Quindi ben vengano altri incontri e meeting dedicati all’Europa ma se non si cambia registro,se non si rinuncia tutti a qualcosa e ciò vale anche per i paesi più indebitati,devono cioè mettersi a posto e in regola prima o poi,se non si mette in campo la maggiore condivisione possibile nel cercare di risolvere i problemi,primo fra tutti quello dei flussi migratori ma soprattutto se non si abbandona rapidamente l’idea delle due o più velocità l’Unione Europea prima o poi collasserà da sola,senza preavviso,e allora saranno dolori per tutti con il risultato positivo che almeno quelli verranno finalmente condivisi in parti uguali. (30/3/2017)

Le parole facili

Mi hanno sempre insegnato che più siamo importanti e famosi o si occupano posti di comando più si hanno responsabilità su ciò che si dice pubblicamente,perché quello che si dice influenza fortemente le popolazioni e le persone;un conto se io affermo un mio pensiero,un conto se lo fa un presidente di una nazione o un premier di governo,ma molte volte anche un semplice parlamentare,cantante o attore deve stare attento alle sue espressioni in quanto la cassa di risonanza esiste a tutti i livelli;se poi parla il Papa,apriti cielo per dirla alla Mannarino,allora si che l’attenzione alle parole dovrebbe essere massima ma spesso non è così;ci si accorge che molto spesso i concetti da lui espressi sono a senso unico,come un paraocchi costringe a guardare solo da una parte,senza accorgersi che esiste anche tutto il resto;se si parla,ad esempio,solo di chi fugge dalla povertà dimenticando di esprimerci sui  diritti di chi quel paese lo ha vissuto e costruito,senza difendere una nazione dall’assalto di un numero di persone che spesso la legalità non sa neanche che cos’è senza inquadrare chi arriva in base alle regole che con tanta fatica i paesi cercano di far rispettare ogni giorno,si fa sicuramente un uso distorto della parola e non si fa un buon servizio a nessuno.Purtroppo le “facili parole” che escono,immaginano mondi impossibili dove non esiste la povertà,la mancanza di lavoro o la fame ma la dura realtà resta sempre sovrana,non si riflette che se non si agisce all’origine non si andrà mai da nessuna parte,tutte le chiacchere sui ponti e sui muri strapperanno solamente qualche applauso in più;intanto le parrocchie si svuotano,i sacramenti sono sempre meno considerati e la stessa Chiesa non sta al momento sorridendo,si cerca insomma un buonismo troppo accentuato che accontenti tutti,bisognerebbe avere il coraggio invece di parlare un po’ di meno,guardare di più in casa propria poi pensare ai diritti e ai doveri di tutti,in senso universale;sicuramente un posto ci sarà anche per tanti stranieri che lo cercano ma messa così come oggi,purtroppo devo ammettere che la questione resta più che irrisolta,soprattutto illusoria. (29/5/2017)

Vite spericolate

Fa riflettere la vicenda dell’attore Domenico Diele che,assuefatto alle droghe da anni,si è messo alla guida di un auto per di più senza assicurazione,ancora peggio senza patente ritirata da tempo,con la complicità del cellulare ha provocato un tamponamento con la conseguente morte di una donna.Un fatto drammatico che fa pensare a quanto poco valore danno alla vita certe persone,fortunate in quanto famosi nel mondo dello spettacolo o altro,ma allargando lo sguardo quante altre celebrità potevano far accadere una cosa simile,solo che per destino o per fortuna ciò non è stato quindi sono apparentemente salve e benedette.Il primo personaggio che mi viene in mente,complice il mega concerto di Modena,è Vasco Rossi e chissà quante volte in gioventù,ubriaco o sotto effetto di stupefacenti e anche arrestato per questo motivo,poteva essere al posto di Diele perché qualcosa una qualche sera andava storto;alla fine della fiera la morale sbagliata che rimane è che se va tutto liscio sei un divo maledetto,un mito,una figura da imitare insomma uno tosto e giusto e se succede l’irreparabile sei da pena di morte?La vera verità,secondo me,è che la cosiddetta mitica “vita spericolata” non è mai buona cosa in ogni caso,quindi per cortesia evitare caldamente di stracciarsi le vesti per l’uno o per l’altro perché se alcuni di loro sono ancora al loro posto,immacolati e osannati,a influenzare deboli  generazioni di ragazzi e adulti,cioè se nonostante tutto quello che hanno combinato in gioventù,tutto è scivolato senza incidenti e senza danni,non sono certamente da catalogare come più furbi più bravi o più intelligenti degli altri,ma solo e semplicemente più fortunati. (7/7/2017)

L’uomo forte

All’Italia non piacciono e non sono mai piaciuti,dal dopoguerra in poi,quelle figure che,per carisma o per capacità personali,sono capaci di attrarre consensi importanti,di conseguenza in tutti i modi si è cercato di dividere il potere in quante più mani possibili evitando così l’accentramento pericoloso atto a replicare quanto vissuto nel periodo del fascismo.Così siamo andati avanti per decenni,cambiando i governi come le mutande,esagerando davvero nell’applicazione della democrazia regalando al popolo l’illusione di vivere nella ricchezza,creando sempre più debito e raramente si è usato il pugno forte ma talvolta sarebbe stato utile farlo.Ancora oggi da Berlusconi a Renzi,peraltro decaduti anche per i loro clamorosi errori,personaggi che hanno attratto folle e che incarnavano il potere di decidere,si è visto che appena la loro forza aumentava,dall’altra parte in tutte le maniere si cercava di screditarli e tutti in fila per fare in modo che mollassero anche e soprattutto dai ranghi dei loro propri partiti.Insomma l’uomo che decide per tutti fa paura ma non si riesce a capirne il perché ritenendo davvero stupida infantile e non credibile l’ipotesi del ritorno di una dittatura alla Stalin o alla Mussolini,per citare solo alcuni esempi;ma se un leader forte prossimamente non arriverà il rischio di rivedere questi scenari resta alto perché quando la popolazione sarà sfinita altro non gli resterà di fare che appellarsi a chiunque si imporrà non importa se con la forza,ricordando che la storia tende spesso a ripetersi.In Italia ci sono da prendere decisioni forti,anche e soprattutto impopolari se vogliamo salvarci da un declino certo e riguardano il nostro debito,l’immigrazione,la giustizia e i rapporti con l’Europa e se vogliamo evitare di fare la Cenerentola a vita;per l’immigrazione,ad esempi,è bastato Minniti che ha puntato i piedi ed ha imposto delle regole sacrosante se non per risolvere almeno per calmare la situazione che davvero era fuori controllo,questo serve all’Italia,qualcuno che prenda delle decisioni e che le faccia rispettare senza se e senza ma difendendole almeno fino a prova contraria.Alla fine che sia Minniti o un altro poco importa,chi sarà avrà bisogno dell’aiuto di tutti,stampa,chiesa,magistratura,associazioni e opposizioni,nel pieno interesse generale della nazione e scusate tanto ma l’alternativa non c’è,o forse c’è,ma non voglio pensare di vederla mai. (14/8/2017)

La sesta stella

Alessandro Besentini e Francesco Villa noti al grande pubblico come “Ale e Franz”,oltre alla bellissima carriera televisiva e teatrale,sono stati anche protagonisti al cinema de “La terza stella” dove Franz alla fine di una brillante vicenda,si stabilisce nell’albergo di Ale aiutandolo a cercare di far salire di categoria il suo due stelle,puntando appunto alla terza.Dal cinema alla politica il passo può anche essere breve,quando però inizi dalle cinque stelle,sinonimo di top,di non plus ultra,delle massime aspettative dove vorrai mai arrivare e soprattutto riuscirai a mantenere tutto quello che le suddette cinque stelle promettono?Secondo me è stata questa l’imprudenza del movimento di Grillo,presentarsi come i migliori,gli assoluti,coloro a cui chiedere di avere il massimo della categoria ma purtroppo come si sa un conto è fare opposizione altro è anche eventualmente sporcarsi le mani,governando comuni,regioni o addirittura il paese;basterebbe Roma a far capire che forse le cinque stelle non rappresentano la qualità governativa ma sarebbe meglio parlare di due o tre per ora,in attesa di riverificare il giudizio a fine mandato,se mai ci arriveranno;ingenuo e inutile resta colpevolizzare personaggi o partiti precedenti perché anche se in parte ciò è vero,questo dovrebbe valere anche per i governi precedenti tipo Monti,Letta,Renzi o Gentiloni,eredi di beghe infinite a partire da un colossale e mostruoso debito pubblico e questo riconoscimento da parte loro mi pare non avvenga;l’umiltà di partire dal basso senza recriminazioni e senza vantarsi tanto,evita spesso clamorose delusioni su facili aspettative,basti pensare al “Titanic” che con quel nome difficilmente si pensava naufragasse o al materiale “Aeternit” diventato improvvisamente cancerogeno e pericoloso.Per concludere ora che la campagna elettorale è ufficialmente partita chissà se davvero il M5S vincerà con Di Maio le elezioni,ma con le sue cinque stelle tutto quello che c’era da promettere è stato promesso,scatterà eventualmente la parte più difficile mantenere tutto ciò,pena la fuga in massa e il passaparola negativo dei loro clienti alias elettori. (18/9/2017)

L’erba voglio

Nella mia gioventù,quando ero piccolo,spesso sentivo ripetere dai miei genitori o nonni comunque dagli anziani che l’erba voglio non cresce neanche nel giardino del re;io che,come tutti i bambini invece volevo tutto e subito,non solo non capivo ma pensavo che fosse più un’espressione di punizione piuttosto che di insegnamento;col crescere ho invece capito che volere si può volere tutto,nei limiti logicamente del possibile,ma il segreto è come si chiede e in caso di risposta negativa saper anche accettare il corso delle cose.Poi successivamente internet mi ha dato finalmente la possibilità di leggere la favola del re che voleva a tutti costi che un’erba particolare con i suoi fiorellini gialli nascesse nella sua proprietà ma che solo l’insegnamento del mago Babalù l’avesse illuminato e da allora solo dopo la sua conversione si potette godere detta fioritura davanti al suo castello.Il segreto era la gentilezza,il modo di chiedere che dovrebbe essere sempre improntato al buon senso e mai all’arroganza di volere a tutti i costi qualcosa ,spesso per motivi futili.Riportando questo aneddoto ai giorni nostri tanto ci sarebbe da dire ma l’avvenimento più importante riguarda una nazione a noi simile e vicina quale la Spagna che sta vivendo in queste ore momenti di incertezza e agitazione per la richiesta di indipendenza di una sua piccola regione la Catalogna;fermo restando il fatto che secondo me è passata l’epoca delle divisioni e degli spezzatini perché in un mondo globalizzato conta e conterà sempre di più unirsi e condividere le forze,visto le potenze in campo quali la Cina,la Russia,l’America,l’India,senza contare l’Africa che sta crescendo in maniera esponenziale,quindi il piccolino anche se ricco poco potrà fare in futuro contro queste realtà,ma credo sia anche il modo di chiedere totalmente sbagliato e fa sorridere pensare che chi lo fa gode già gode di enormi vantaggi avendo vari privilegi come un proprio parlamento,una propria polizia e leggi ad hoc fatte su misura per la propria realtà;l’ideale sarebbe stato chiedere con calma un qualcosa in più,giusto per differenziarsi ancora maggiormente dalla realtà centrale,sulla scia del referendum italiano del Veneto e della Lombardia ma da qui a staccarsi completamente dal proprio stato ce ne corre e non vorrei che finisse male,nel sangue,come da tanti paventato,in questo caso sarebbe una sconfitta per tutti ma si sa che alla stupidità e all’incoscienza non c’è mai fine.In sostanza domandare è lecito rispondere è cortesia ma intestarsi in un progetto probabilmente poco realizzabile e forse neanche per tutti conveniente resta priorità di persone poco lungimiranti,sulla scia di quel re che solo grazie all’intervento di Babalù ha capito,ma oggi non vedo maghi in azione nel quale l’Europa possa riporre le proprie speranze. (29/10/2017)

Cartellino rosso

Sono passati alcuni giorni dalla figuraccia mondiale della non qualificazione ai mondiali di Russia 2018 e ancora siamo a parlare di questo benedetto calcio che non va,che ha un sacco di problemi,che per rivitalizzarlo bisognerebbe azzerare tutto e rifondarlo da zero e chi più ne ha più ne metta.Purtroppo sono solo tante frasi inutili,buone solo a far lavorare i giornalisti e gli opinionisti di turno con ognuno di loro che ha la soluzione in tasca proprio come succede quando gioca la Nazionale,quando ogni personaggio ha una visione e una formazione diversa,portando nel nostro paese a circa cinquanta milioni il numero dei commissari tecnici.Secondo me il nostro calcio poco cambierà in futuro e a parte l’allontanamento,per un certo senso obbligato,di Ventura credo che pochi altri faranno le valige perché alla fine sullo stile del “Gattopardo” è necessario che per far rimanere tutto inalterato bisogna che tutto cambi.Belli e memorabili quei tempi quando la Rai la domenica pomeriggio trasmetteva il secondo tempo di un incontro significativo della giornata calcistica,giravano sicuramente meno soldi e lo sport forse era più sport e meno spettacolo;con l’avvento dei diritti televisivi,ripartiti tra l’altro in maniera discutibile,si è preso il volo in tutti i sensi arrivando a sopravvalutare in maniera esagerata il valore dei giocatori,facendo passare implicitamente il concetto davvero poco edificante che a vincere siano i soliti noti perché vincendo il campionato una squadra minore,manca il ritorno economico,il gioco non vale la candela insomma alla fine prevale in modo inequivocabile il potere dei soldi che è il concetto opposto del valore sportivo e questo si nota anche nella ripartizione delle risorse,dove il calcio si prende tutto o quasi.Alcuni accusano i troppi stranieri nelle rose,beh che dire,anche se forse non è la soluzione di tutti i mali,quando entrano in campo squadre con undici stranieri qualche riflessione dovrebbe arrivare a destinazione se si vuole far crescere i giovani e in Italia ne abbiamo tantissimi in attesa di emergere,così da ritrovarseli in Nazionale al tempo dovuto,quindi ben vengano delle limitazioni,secondo me almeno la metà dei giocatori in campo dovrebbe essere della nostra nazionalità.Il calcio definito malato ha poi un’altra incongruenza quella dei cartellini,cioè delle proprietà dei calciatori da parte delle società,una cosa che io ho sempre criticato,mai capito e che andrebbe abolita,equiparando i calciatori a dei dipendenti a busta paga o a dei professionisti a partita IVA,con tutte le dovute conseguenze,riequilibrando così e rendendo trasparenti le entrate e uscite delle società che in questo modo zampetterebbero un po di meno e volerebbero leggermente più basso,a vantaggio di tutto il sistema,riducendo al minimo l’attività dei procuratori e affini e conseguentemente la loro voce in capitolo,spesso deleteria.Insomma ce ne sarebbe da metterne di carne al fuoco ma c’è davvero il rischio che non si accenda neanche la legna tanto è la voglia di riattaccarsi al campionato che in poche settimane troverà sicuramente gli stimoli per far dimenticare ai propri tifosi il colore azzurro e alla fine basterà un nome roboante,Ancelotti o altri simili, per ricominciare la giostra,consapevoli che per accontentare gli italiani sul calcio non serve una  rivoluzione ma semplicemente tirare a campare. (18/11/2017)

Buon anno Spelacchio

Come fosse una trasfigurazione del nostro paese o una rappresentazione della nostra umanità quest’anno l’albero di Natale di Roma è stato preparato e trasportato dal nord Italia fino alla capitale nel migliore dei modi,per poi seccare e far cadere molti dei suoi aghi in pochi giorni,non durando neppure il fatidico mese come normale che sia e la comparazione con la nostra realtà risulta profonda;anche la nostra nazione è ripartita dopo guerra con i migliori propositi,con ottimi capi costituenti,con i governanti di allora,persone integerrime difficilmente corruttibili,ma non perché allora il denaro non serviva,solamente erano fatti così,servivano il paese e già questo era per loro gratificante;anche allora,durante il viaggio da quegli anni ai giorni nostri,qualcosa si è modificato,i tempi purtroppo cambiati,le persone preposte a guidare il popolo diventate irriconoscibili e il risultato è sotto gli occhi di tutti,una nazione spenta,rassegnata,verso la depressione,visto che passano gli anni e i decenni e in realtà per le cose che interessano alle persone cambia poco o nulla;inoltre i vettori incaricati di trasportare il proprio bene si sono preoccupati molto più delle loro vicende personali e del loro tornaconto,avrebbero potuto trasportare qualsiasi cosa che sarebbe stato lo stesso e questo i cittadini lo percepiscono manifestando la loro voce cioè il voto a destra e a manca,cambiando spesso cavallo,nella speranza di ritrovare un giorno qualcuno che assomigli vagamente alle figure del passato.Vedremo questa primavera come andrà a finire ma l’esito resta quanto mai incerto e il rischio di tornare a votare in estate rimane alto anche perché per far tornare i conti a tutti si continua a sfornare leggi elettorali ambigue e poco risolutive.C’è comunque intorno a questo grigiore un aspetto positivo ed è quello che tutti,ma proprio tutti,ci vogliono bene in Europa e nel mondo e alla fine ce la caveremo comunque,con ulteriori sacrifici sia ben chiaro,consapevoli di essere nel cuore di tutti e anche se talvolta non ce lo meritiamo,tutti cercheranno nell’insieme di non prenderci troppo per il collo e di convincerci con le buone a riprendere la retta via che avevamo a inizio viaggio.Come è accaduto con Spelacchio,tutti si sono affezionati a questo albero dalla breve vita,i selfie si sono sprecati,le visite numerose e tutto questo calore avvolgerà e salverà sicuramente anche tutti noi,speriamo sia così anche nel prossimo anno,fiduciosi lo siamo da sempre,buon anno Spelacchio,buon anno Italia e buon anno a tutti voi. (22/12/2017)

La città velata

Rientrando da una visita di Napoli e dintorni,era forte la curiosità di rivedere la città attraverso gli occhi di un ottimo regista come Ferzan Ozpetek,il quale guarda caso ha ambientato il suo nuovo film proprio nella località del famoso “Cristo Velato”,opera straordinaria e chi ha avuto la possibilità di visitarla può sicuramente darmi ragione,non credo esista niente di simile al mondo.Il trailer del film mi aveva intrigato,in quanto tenebroso e misterioso,con un incontro d’amore,una passione travolgente,un omicidio a seguire,quindi con tutti gli ingredienti per un bel mistero;poi le recensioni quasi tutte negative,lette un po’ dappertutto,hanno aumentato il desiderio di capire per conto proprio di cosa si stava parlando e come spesso succede,non ho sbagliato a fidarmi di me stesso.”Napoli velata” è un bellissimo film,dove si vede ciò che si deve vedere e si capisce solo quello che la città vuole farti capire,niente di più niente di meno;dopo un bell’inizio,con la rappresentazione di un rito tipico come “La Figliata dei Femminielli” una sorta di  iniziazione dell’effemminato,solitamente l’ultimo dei figli maschi,il cocco di mamma che nel tempo ha scoperto la sua vera natura,simulante il travaglio di un parto,contornato da una serie di soggetti che,presi dal sentito e vissuto momento,si immedesimano così tanto da far apparire l’evento come reale.Nasce tutto da un incontro in questo luogo,presumibilmente alle pendici del Vesuvio forse Torre del Greco,tra due persone che si piacciono,si amano appassionatamente la notte stessa e si danno appuntamento per il giorno seguente proprio nella sezione del “Museo Archeologico di Napoli”  dedicata alla sessualità,quel “Gabinetto Segreto” custode di piccanti rivelazioni almeno per quei tempi,ma la magia si interrompe perché l’uomo,un convincente Alessandro Borghi,non si presenta,verrà trovato ucciso in maniera violenta e sarà la stessa donna una patologa,la bravissima Giuliana Mezzogiorno,nel corso dell’autopsia proprio a scoprirne per prima la sua identità;la delusione e il dispiacere,oltre alla voglia di capirne di più,sarà per lei così forte a tal punto da aver bisogno di cancellare e rimuovere un antico segreto del suo passato di bambina,prima di risollevarsi e rinascere a nuova vita.Il mistero dell’omicidio così assume un’importanza secondaria,non serve sapere il nome dell’assassino,arrivando alla logica conclusione che non una o più persone ha ucciso l’uomo,ma tutta la città intera perché probabilmente secondo la sua logica forse se lo meritava,avendo compiuto un pesante sgarro.Per capirne un po’ di più serve ricordare che Napoli è una città che nella storia ne ha passate di tutti i colori,in tanti l’hanno invasa depredata saccheggiata e illusa con la promessa di un futuro migliore alla fine mai arrivato,così che col tempo si è formata degli anticorpi tali che di fronte alle promesse mancate,di qualsiasi natura siano,detti strumenti entrano in azione,spesso in maniera violenta e non serve conoscere i loro nomi o la loro natura,la città nella sua mentalità reagisce a certi comportamenti,giusto o sbagliato che sia.Tornando al film,oltre a una bella fotografia,lo sguardo va anche al resto del cast di ottima qualità,quasi tutto al femminile,così come resta al femminile tutto il mistero che ruota attorno alla vicenda;è la madre che uccide e si suicida ed è la zia custode di questo passato segreto riguardante la bambina Mezzogiorno e sono due donne misteriose,che complici l’una con l’altra,esibiscono in una sorta di legame indissolubile proprio quella maschera incriminata.Il finale,proprio nella “Cappella di Sansevero” luogo del “Cristo Velato”,rappresenta la definitiva chiave di lettura del film e dell’intera città,come se si dovesse vedere o conoscere solo quello che basta,come se ci fosse sempre un velo che impedisca la completa visione dell’insieme e l’assoluta trasparenza di quello che si insegue;la stessa protagonista quel finale potrebbe non averlo mai vissuto e questo chiude tutte le porte a chi,soprattutto venendo dall’esterno,cercasse di capire o insistere per provare a conoscere la vera verità,in questo caso la città con i suoi anticorpi non lo permetterebbe mai. (7/1/2018)

Il silenzio necessario

Visto lo stallo politico delle ultime ore,decretato dall’arroccamento che ogni forza politica esercita oltre ai veti incrociati per le possibili alleanze,consueti nella campagna elettorale ma in gran parte di poco senso dopo le elezioni e di conseguenza facendo bollire ognuno nel brodo suo fino a prossime novità,la mia attenzione in questi ultimi giorni si è spostata sull’intervista apparsa in rete al professore Vittorino Andreoli,famoso psichiatra e scrittore che presentando il suo ultimo libro “Il silenzio delle pietre” coglie l’occasione per parlare di molti argomenti,alcuni devo dire attualissimi e in qualche modo a me molto cari.Innanzitutto il silenzio,tema del suo scritto in cui evidenzia la condizione di ognuno di noi,oggi più che mai costretti al rumore,alle troppe parole,agli infiniti messaggi che ci bombardano ogni giorno,per non dire ogni ora;l’elogio della solitudine mi trova molto d’accordo,in quanto condizione indispensabile per potersi rigenerare,per poter ancora pensare,per far rinascere la fantasia,oggi secondo lui morta e sepolta;in effetti oggi,spesso connessi ventiquattro ore al giorno in maniera attiva o passiva,poco tempo ci rimane per riflettere e agire,siamo solo dei banali recettori come afferma Andreoli,e tutto ciò non può che essere altamente negativo.Poi l’attenzione si sposta su Facebook e il recente scandalo che,secondo l’intervistato,andrebbe chiuso,se non altro per aver tradito la fiducia di tutti,in quanto dopo l’obbligata iscrizione secondo i propositi del tutto gratis,scopri poi che dietro le quinte c’è un commercio vero e proprio di dati e numeri che fa impressione;la questione si sposta anche sulle fonfamenta del social,cioè che in sostanza la persona esageratamente socializzata è privata della scoperta dell’altro,conosciamo molto,forse troppo dell’altro ancor prima di stringergli una mano e invece necessario rimane il fascino della scoperta e la magia dei primi incontri,solo così ci possiamo realizzare come esseri umani invece che adeguarci al volere della digitalizzazione;il dottore rincara poi la dose,affermando che i social hanno prosperato così tanto per un bisogno di esistere di figure già in parte morte e che sono fattore di compenso per le persone frustrate e oggettivamente devo dire che per molti è proprio così,centinaia di amici all’attivo si pensa quindi di avere un piccolo potere e di essere importanti,poi tutto inevitabilmente crolla sotto i colpi della cruda realtà,in quanto vivendo in una società di apparenze,le aspettative spesso deludono le parti e anche di molto.Un altro aspetto che mi trova d’accordo sul pensiero di Andreoli,riguarda gli eroi del male in tutte le salse proposti in TV e a questo riguardo cito un mio vecchio scritto,”Gomorra e i suoi fratelli” del maggio 2016 presente nella sezione “Passaggi negli anni”,in cui ritenevo che il crimine a tutti i costi così esasperato e in quegli orari resta un errore,in quanto il male di per se ha da sempre un suo fascino che trova terreno fertile in tutte quelle persone che non riescono a realizzarsi nella normalità,soprattutto i giovani che,spesso data l’età,non riescono sempre a distinguere il virtuale dal reale,amando più l’eroe negativo che,ad esempio,quello similgreco assai più positivo;di pari passo Internet e videogiochi vari a sfondo sessuale hanno completato l’opera,attribuendo a tutto questo panorama gran parte della responsabilità della violenza giovanile di oggi.C’è poi infine la definizione dell’essere normali,oggigiorno fuori contesto in quanto normalità per definizione equivale a equilibrio,coerenza,onestà,regole e oggi c’è la sensazione che nessuno ami essere normale,perché i normali sono considerati noiosi,e in questo contesto storico tutti vogliono stupire con effetti speciali di qualunque natura essi siano.Oltre che trovarmi veramente d’accordo con tutte le risposte che il professore rilascia per la suddetta intervista,l’ultima considerazione riguarda un particolare sul suo ultimo libro,cioè il fatto di averlo immaginato nel futuro,come un piccolo trucco per poter esagerare certe condizioni un po’ come fece Orwell nel ’49 quando scrisse “1984”,e questo mi ha riportato immediatamente al mio “Futura infedeltà” ambientato nel 2180,direi questa la ciliegina sulla torta sul mio pensiero da sempre spesso controcorrente che oggi ha trovato una sponda importante,non potevo aspirare davvero a qualcosa di meglio. (8/4/2018)

Divisi nell’anima

La nazione Italia un paese profondamente diviso da sempre,sembra proprio di si:già nel dopoguerra i cittadini schierati pro o contro la monarchia e quest’ultima risultò perdente,ma non per molti voti,probabilmente anche per alcune manovre poco chiare effettuate dagli amanti della repubblica;poi col passare degli anni la lotta infinita tra DC e PCI,con gli altri partiti a fare la parte delle comparse o degli aggregati,perché alla fine o eri di qua o eri di là non esistevano vie intermedie;tramontata l’era democristiana,storiche sono state le divisioni tra le varie anime della sinistra con cambiamenti di sigle a non finire,fino ad arrivare al PD di oggi,comunque logorato anch’esso dopo la recente scissione di LEU che ricorda tanto quella effettuata in passato da Bertinotti con la sua mitica “Rifondazione”.Divisioni anche dall’altra parte,certo,ma forse meno vistose e un po’ più furbe,da ricordare comunque il NCD di Alfano e FDI della Meloni.Insomma non c’è pace per nessuno,anche se più che mai oggi,in un contesto storico complicato,con il fenomeno migratorio in corso e le guerre commerciali in atto,chiara deriva autoritaria di una globalizzazione mai effettivamente governata,sarebbe necessaria una unità di intenti a prescindere da chi governa che ricordiamo forze politiche comunque votate dal popolo e non certamente imposte dall’alto e tutto ciò andrebbe rammentato anche alla stampa e alla televisione,oggi più che mai impegnate a denigrare e a mettere in cattiva luce quasi ogni azione che compie questo esecutivo,sottolineando ogni piccola sfumatura di grigio e ogni piccola inevitabile polemica interna.Oggi davvero bisognerebbe invece unirsi tutti,in parlamento e fuori,per difendere prima di tutto la nazione Italia,ma subito dopo anche la nostra Europa anche se in molti,forse troppi,non ci si riconoscono ed è qui tutto il male del momento.So che rimane molto difficile avallare scelte governative che non ci piacciono,magari effettuate da persone non da tutti votate e che magari ci stanno anche un po’ sulle balle,ma questa è la democrazia e chi ha avuto modo di provare il suo opposto penso che alla fine la ritenga il male minore;certamente non funzionano tante cose,i soldi sono spesi male,la corruzione imperversa,il denaro e la poltrona rimangono obiettivi troppo scandalosamente affascinanti,ma la speranza di un domani migliore dovrebbe sempre prevalere,visto che abbiamo ancora il privilegio di scegliere e di votare che non è concesso a tutti nel nostro amato mondo.L’unica ancora di salvataggio che abbiamo sarebbe quella di parlare con una voce sola,pensando solamente che una cosa buona per il nostro paese rimane pur sempre una cosa buona,anche se capisco sia difficile se sei dell’altra parte essere d’accordo,magari si può masticare e metabolizzare il boccone amarognolo fino al prossimo voto,ricordando sempre che l’alternativa esiste,ma chi ha qualche anno sulle spalle e ha studiato un po’ la storia non la ricorda molto volentieri,segno inequivocabile che non deve essere stata un’esperienza molto esaltante. (16/7/2018)

La forza di guardare oltre

Più di un terremoto,di un’alluvione,di un disastro naturale di qualsiasi natura,il crollo del viadotto Morandi a Genova il 14 agosto 2018 ha inferto una ferita profonda non solo negli abitanti della città ma in tutti noi;quando la forza e l’imprevedibilità della natura si esprime,ognuno se ne rammarica,si lecca le ferite,in pochissimi casi ci sono forse dei responsabili,ma poi tutto finisce lì;invece a Genova il solo pensiero che tutto quello che è successo si poteva davvero evitare ci fa sperimentare una sorta di rabbia talmente estrema da sconfinare nella cattiveria ed è per questo che in questi giorni sarebbe utile rimanere calmi e approfittare paradossalmente di questa tragedia per rivedere alcune cose che evidentemente così come sono impostate non funzionano.C’era un tempo in cui si affermava che i beni pubblici si dovevano affidare ai privati per farli funzionare al meglio,in quanto lo stato,per molti motivi,non è capace di gestire bene le cose che gli vengono affidate e così piano piano si è invertito la tendenza con l’unico problema,ma direi sempre lo stesso,i soldi,che queste private società devono generare per remunerare i propri azionisti dal momento che entrati in borsa il dio denaro prende purtroppo il sopravvento;ma potrebbe andare anche bene in linea di massima tutto ciò,finché i beni di cui si parla non riguardano la sicurezza delle persone,quando si tocca questo tema il sentimento di fondo dovrebbe cambiare e poco contano i mega utili generati negli anni se gran parte di questi,sarebbe meglio quasi tutti,non vengono reinvestiti nella sicurezza,nel controllo costante del territorio,nell’accurata manutenzione,arrivando semplicemente e preventivamente anche al punto di abbattere e ricostruire a nuovo strutture fatiscenti i cui aggiornamenti continui non convengono più.Necessario è ripensare il tutto a mente fredda,lasciando perdere polemiche,battibecchi continui tra le varie forze politiche,colpe affibbiate a prescindere che non servono a Genova e neanche all’Italia intera,quello che serve adesso è un piano straordinario e profondo di controllo di tutte le strutture a rischio,una lista spese dei lavori urgenti da fare che esuli dai vincoli di bilancio europei,almeno quelle,riformulare regole severe per chi è incaricato di fare il buon padre di famiglia,figura determinante del nostro codice civile,dare urgentemente una casa agli sfollati,problema secondario non meno importante,infine rimboccarsi le maniche tutti insieme governo e opposizione al fine di risollevare al più presto la città di Genova,specchio in questa circostanza dell’Italia intera e evitare in futuro,per quanto possibile,di cedere al bisogno impellente di risolvere per forza un problema:per questo si è costruito in passato opere oscene,a ridosso delle abitazioni,assurde solo a guardarle,oltre che pericolose fin dall’inizio della loro progettazione;c’era allora da soddisfare la necessità di agevolare il traffico su gomma,volontà che all’epoca arrivava da Torino,oggi fortunatamente possiamo anche prevedere un futuro alternativo ed è quello che io chiedo ai nostri governanti,il coraggio di scegliere un domani più responsabile,più pulito,se serve anche più severo,sicuramente quel domani che tutti noi aspettiamo da tempo. (20/8/2018)

La truffa mascherata

Si parla tanto di questi tempi del nodo pensioni,Fornero si Fornero no,quota 100 si o no,insomma un gran dibattito senza forse riflettere su una questione di fondo che riguarda ogni contratto finanziario di questa natura,si parla di previdenza quindi di riavere un giorno,a rate o in un unica soluzione,quello che si è versato nel corso di un periodo di tempo prestabilito,in questo caso contributi in una vita di lavoro più o meno lunga.Tutto ruota intorno a una regola di base,cioè che quello che viene accantonato sia di effettiva proprietà del lavoratore o del richiedente la prestazione;se davvero fosse così,in ogni contratto di questa natura,si stabilisce quanto si versa,si definiscono i tempi ad esempio venti o trenta anni,poi alla scadenza si decide cosa fare:si può optare per per la restituzione del capitale versato maggiorato degli interessi o per la rendita vitalizia,questa unica opzione possibile praticabile nel mondo del lavoro.Nel sistema pensionistico attuale non risulta però affatto chiara la scadenza,cambia ogni governo,ma soprattutto,cosa ancora più importante,manca la libertà dopo un periodo di tempo,ripeto determinato in anticipo,di farsi fare il conto e essere liberi di accontentarsi anche di una cifra qualsiasi,rispettosa comunque dei versamenti effettuati.Il colmo è che i soldi non dovrebbero essere un problema,si attingerebbe ai propri,che negli anni di oculata gestione sicuramente sarebbero diventati un tesoretto e il restituirlo a rate comporterebbe una ulteriore agevolazione per chi paga,non dovrebbe essere un gran problema come invece pare.Invece si scopre che i soldi non ci sono,si continua a ripetere che il sistema è a rischio,che bisogna allungare sempre più i tempi per usufruire della prestazione,senza un vero motivo reale o di fondo,a meno che non si faccia riferimento al titolo,ammetto un po’ forte,di questo scritto.Guardando al futuro e chiudendola qui,altrimenti al sottoscritto viene il nervoso ma non credo solo a me,auspico per il domani un sistema diverso che possa essere libero e flessibile di poter conteggiare il lavoratore in un qualsiasi momento,magari stabilendo una scadenza minima di risoluzione del contratto,per dare la giusta garanzia all’altra parte;starebbe poi al lavoratore decidere se fermarsi o andare avanti alla scadenza successiva,come contratti finanziari simili prevedono,conosciuti un po’ da tutti a tutti i livelli sociali.In fondo una gestione attenta dei contributi non faticherebbe a sostenere il sistema,basta pensare che ognuno riceverebbe a rate i propri soldi,ma mi sa tanto che in passato e forse tuttora non sia stato e non sia affatto così e chissà a che cosa sono serviti,a oggi,i miei trentacinque anni di versamenti,forse a tappare qualche buco di qua o di là o per accontentare qualche categoria diciamo un po’ più privilegiata della mia. (10/10/2018)

Malesseri del nostro tempo

Purtroppo sono tanti i disagi del nostro tempo,non si riesce neppure a contarli;ogni tanto mi concentro su alcuni di essi solo perché in quel momento preciso mi fanno maggiormente arrabbiare,nulla di più.Seguendo questo principio il primo resta senz’altro la strage degli amori come la chiamo io,principalmente delle donne,ma qui non mi dilungo anche perché ho già dato con il passaggio “L’ora dell’amore” (14/6/2016) dove mi limitavo a osservare che se non si insegna,di conseguenza si impara,la materia dell’amore fin dalle prime classi scolastiche,partendo dai diritti ma soprattutto dai doveri che si hanno stando accanto a una persona,non si va da nessuna parte e si continuerà in questa carneficina all’infinito,riempiendo solamente i titoli dei giornali e i palinsesti televisivi.E proprio dai quotidiani e dalle televisioni mi piomba addosso un altro malessere,questo giornalismo malato che ricerca lo scoop e il titolone a ogni costo,usando spesso false parole per impressionare le persone;termini come fascismo,razzismo,dittatura e via dicendo sono spessissimo fuori luogo,servono solo a mettere le persone una contro l’altra e a alimentare una discussione nazionale che non serve a nessuno,ben sapendo che se dieci centimetri d’acqua significano alluvione quando l’acqua arriverà al terzo piano non si saprà  più quale termine usare,questo dovrebbe far riflettere;si ricerca inoltre la crisi e il litigio sempre e comunque,fra i partiti di governo,fra il governo e l’Europa,col mondo intero,ma non sarà correre dietro a una dichiarazione o parlare di spread cinquanta volte al giorno che di conseguenza i governi cadranno,tutto ciò contribuisce a creare un clima d’ansia per la popolazione che spero si documenti a sufficienza per evitare di dare troppo risalto a ciò che invece questo grande risalto non ce l’ha.I veri giornalisti,quelli del passato,quelli delle inchieste storiche,indagavano in silenzio e nell’ombra per mesi uscendo allo scoperto solo con il concreto nelle mani,evitando le puttanate semi-private o le dispute tra forze politiche che oggi riempiono le pagine  dei suddetti giornali,tendendo a disorientare più che a incidere veramente.Infine come terzo punto del tema di oggi reputo “l’egoismo” uno dei più gravi malesseri del nostro periodo storico,fra nord e sud Italia quando il nord si ribella a un’eventuale reddito di cittadinanza che avvantaggerebbe di più il sud,fra nord e sud Europa,quando il nord non riconosce il fatto che non siamo tutti uguali che non si può essere tutti forti,ci sarà sempre qualche paese più debole e bisognoso di aiuti,lo dice la storia,ma il destino e la fortuna di un popolo si misura nel gioco di squadra,sulla capacità di aiutarsi l’un l’altro,rispedendo al mittente le insidie provenienti dall’esterno compreso ogni tipo di speculazione e non saranno certo gli individualismi,come accade ad esempio nel calcio,a riportare a casa delle vittorie significative.Questa Europa,certamente non da abolire ma da riformare pesantemente,deve avere il coraggio di effettuare l’ultimo miglio,per rendere più partecipe tutti i suoi cittadini,se non ci si sente al centro di un progetto certamente non lo si amerà mai.Ci vorrebbero in realtà tanti farmaci quanti sono i malesseri,ma i dottori di laboratorio che li devono ancora scoprire siamo in fondo tutti noi,prima ci muoviamo meglio sarà,in maniera che le nuove generazioni possano avere,in un futuro spero non troppo lontano,tutte le cure giuste nel momento in cui ne avranno davvero bisogno. (24/11/2018)

Bilancio in chiaroscuro

Carissimi affezionati,un anno,il 2018,se ne sta andando e nel compilare un bilancio di ciò che abbiamo passato,il risultato alla fine non risulta positivo più di tanto,almeno in questo finale piuttosto turbolento in politica e sui mercati finanziari.L’anno delle elezioni è iniziato con un clima di attesa,come sempre inconcludente in questi casi in tutti gli ambiti,culminato con il risultato che conosciamo,un governo misto denominato “gialloverde”,l’unico possibile in realtà e forse anche l’unico preferibile,con tutte le altre opzioni davvero poco praticabili.Essendo il saldo finale un governo atipico,fortemente critico verso l’Europa,con le varie tolleranze zero su molti temi tra i quali l’immigrazione e con il desiderio di redistribuire un po’ di ricchezza magari con poche coperture,non poteva far altro che scatenare le ire dell’UE con cui è iniziata una battaglia sul filo degli “zero virgola” terminata da poco con l’accordo del due per cento e la procedura di infrazione scongiurata;in realtà,la resa dei conti,rimane tutta rimandata all’anno prossimo quando si vedrà se questa crescita ipotizzata dall’esecutivo davvero si realizzerà,altrimenti il chiaro scuro diventerà solo scuro con tutte le conseguenze del caso.L’unica speranza,secondo me ipotizzabile,rimane quella di attendere le elezioni europee,dove finalmente sono riposte tutte le speranze per riformare pesantemente questa unione,fino a questo momento decisamente deludente per tutti i propri cittadini.A loro,quelli nuovi intendo,spetta il dovere di completare l’unione bancaria,convertire la BCE sullo stile delle grandi banche centrali mondiali in modo da garantire in ultima istanza il debito degli stati,predisporre l’emissione di un titolo di debito europeo al fine di eliminare gli spread,siamo l’unica realtà al mondo ad avere la stessa moneta con titoli di stato diversi,incentivare la crescita con un piano di investimenti serio soprattutto dedicato a quei paesi storicamente più deboli e più bisognosi,magari responsabilizzandoli con un piano di rientro del debito credibile.Per la nostra Italia poco c’è da sperare di nuovo,ma ciò riguarda in maniera limitata questo governo,molto del nostro male risiede in noi stessi che tifiamo per rivotare il più presto possibile,che speriamo che nessun governo resista,in fondo perché alla maggioranza di noi va bene così,sono le novità e le rivoluzioni che fanno paura alimentando il timore di perdere ognuno qualcosa per strada;il percorso è ancora lungo ma la speranza,si dice,è l’ultima a morire e la nostra “Imagine” guarda a un mondo migliore dove le persone che lavorano,che fanno il proprio dovere,che rispettano gli altri e la legge,risultino premiate in un modo o nell’altro e che siano da esempio per le nuove generazioni ma nel frattempo e nell’attesa godiamoci questo periodo festivo per ricaricare le batterie,l’anno prossimo ne vedremo delle belle,ci vorranno tutte le energie possibili per superare i tanti scogli che la nostra barca si troverà ad affrontare e per finire,con i migliori auspici,auguri di buon Natale e di buon anno davvero di cuore a tutti voi. (24/12/2018)